La caserma Boscariello di Miano, vista dall’alto con Google Mapsco
in foto: La caserma Boscariello di Miano, vista dall’alto con Google Mapsco

L’inaugurazione partì con rumore di grancassa, poi la macchina si è fermata. Come quella ruspa che, sotto i riflettori mediatici, ripresa da tv e telefonini, il 26 ottobre 2017 cominciò ad alzare polvere e abbattere mura, mentre autorità e ospiti presenti assistevano alla prima fase di demolizione del vecchio fabbricato sulle cui fondamenta doveva sorgere di lì a poco l’agognato centro sportivo. Oggi nell’ex caserma Boscariello sul confine Scampia-Miano, tutto tace. Sono trascorsi sedici mesi e della cittadella dello sport non v’è alcuna traccia. Eppure il progetto, frutto di un protocollo d’intesa firmato dagli allora ministri della Difesa e dell’Interno, Roberta Pinotti e Angelino Alfano, dal direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e dal numero uno del Coni, Giovanni Malagò, prevede l’ultimazione dei lavori entro l’estate 2019. Prevede. Il tempo va coniugato al presente perché il programma non è scaduto, ma i forti ritardi stanno alimentando già polemiche e timori.

«I lavori ad oggi sono fermi. Cambiato il Governo con la nuova politica di non finanziare i Comuni indebitati, tipo Napoli, mi auguro che non ci siano stati problemi con i fondi, così come è avvenuto per l’abbattimento delle Vele e la riqualificazione urbana dell’area, nell’ambito del progetto Restart Scampia» commenta preoccupato Pasquale Esposito, consigliere della settima municipalità, che insieme all’ottava ospita sul suo territorio l’ex caserma dell’Esercito. «Dove sono finiti i soldi? Ho scritto per avere ragguagli sulla questione all’onorevole Luca Lotti – continua il rappresentante del locale parlamentino -, ministro dello Sport del Governo Gentiloni, presente all’inaugurazione di due anni fa e oggi membro della Commissione Difesa. È davvero una beffa per coloro che non solo vivono in città senza risorse e servizi, ma non possono sperare nemmeno in un miglioramento. Una doppia penalizzazione. Come a dire: se non mettete a posto i conti, i soldi non ve li diamo, ma tutto il peso del disagio alla fine ricade soltanto sui cittadini. E qui stiamo parlando di quartieri difficili dove mancano spazi di sana aggregazione».

Quartieri marchiati dalla camorra, dalla precarietà sociale, da un’urbanizzazione sguaiata e perdente che ha confinato ai margini le nuove generazioni. «Scendo a Napoli» si dice da queste parti, perché la città è altrove. Per i giovani della periferia nord, messi con le spalle al muro, uno spazio a loro dedicato può diventare speranza. Circa 90mila metri quadrati l’area Boscariello, di cui 14mila, prospicienti via Ettore Ciccotti, cioè quelli che affacciano sul lato Scampia, destinati alla realizzazione di servizi per la collettività, nello specifico di un complesso sportivo. Una palestra per le arti marziali con una tribuna per il pubblico da 153 posti a sedere e una palestra polivalente con campo da basket e tribuna da 117 posti a sedere, due campi da calcio a 5 in erba sintetica con illuminazione notturna, una sala pesi e fitness, aree verdi e giochi per bambini. Come badget una cifra che si aggira intorno ai 3,5 milioni di euro, ricavati dal Fondo “Sport e Periferie” stanziato dal Governo. Nelle piante del restyling i restanti 76mila metri quadrati, che danno sul lato Miano, sono invece occupati dal polo della Polizia e divisi in lotti funzionali, perché l’obiettivo è quello di trasferire qui i reparti allocati attualmente presso la caserma Bixio, il gabinetto interregionale della polizia scientifica e alcuni uffici della questura di Napoli. Gara bandita dall’Agenzia del Demanio ad agosto 2015, aggiudicata a febbraio 2018, con redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica. Finanziato con oltre 100 milioni di euro, si inquadra nel piano federal building del Demanio, che coinvolge diverse città italiane e consiste nel concentrare gli uffici della pubblica amministrazione in complessi edilizi pubblici da recuperare, riducendo così i costi di gestione, energetici e delle locazioni passive. Questo il programma. Sulla carta.

Ha scritto al ministero e agli organi competenti anche il presidente dell’ottava municipalità Apostolos Paipais. «Spero mi rispondano, intanto chiederò un incontro con il presidente della settimana municipalità per indire un consiglio congiunto sul tema» dice il leader della maxicircoscrizione. E aggiunge: «Vorremo sapere anche che fine ha fatto il piano di sistemare temporaneamente, per tre mesi, in un’ala attrezzata di questa caserma i rom di via Cupa Perillo a Scampia prima di essere trasferiti ad altra location individuata dal Comune in pianta stabile. Intere famiglie che vivono da oltre trent’anni in piena emergenza sociale e sanitaria, e la cui baraccopoli dentro un’area mai bonificata ostruisce lo svincolo dell’asse mediano». Uno sgombero “indotto” ed una comunità che si sta smembrando dopo l’incendio nel campo lo scorso anno, che interessò circa una cinquantina di persone, ospitate nell’auditorium e poi costrette a lasciare Scampia alla volta di Mondragone. La proposta di sistemazione alla Boscariello provocò violente proteste di una parte degli abitanti, ma da allora se fermo è il trasloco, bloccata è pure la riqualificazione.

La chiamano la strada delle caserme, via Miano. Perché oltre alla Boscariello, ci sono la Caretto e la Bichelli. Spazi dismessi che aspettano la riconversione. Prima volevano farci uno stadio, poi un carcere, poi il polo dell’artigianato. Fino all’annuncio delle cittadelle dello sport e della sicurezza. Cittadelle, come fossero fortini, arroccati. “È la risposta che dà lo Stato alle nostre periferie per riportarle al centro” fu la definizione dell’ex ministro Lotti, “è il frutto della sinergia tra Governo ed enti locali” la sintesi dell’assessore comunale allo Sport Ciro Borriello. In un posto dove la camorra ha radici profonde. E lo Stato ha cattiva memoria.