È morto ieri sera Ciro Rigotti, il detenuto di Poggioreale malato di cancro in fase terminale ricoverato. Il primo a dare la notizia è stato Pietro Ioia, ex detenuto che in un libro ha raccontato gli abusi che avvenivano nella ormai famigerata Cella Zero di Poggioreale. Per Ciro  i familiari avevano chiesto che potesse passare le sue ultime settimane di vita tra gli affetti dei suoi cari, ed è morto due giorni dopo da quando gli erano stati concessi gli arresti domiciliari, andandosene nel letto di casa propria come aveva sperato. La richiesta dei suoi avvocati era stata respinta un prima volta lo scorso 3 ottobre, per poi essere accettata martedì scorso. Per il giudice, nonostante fosse in fin di vita, ridotto a uno scheletro e con un tumore incurabile, Ciro era stato considerato ancora un pericolo. Fanpage.it nelle scorse settimane ha raccontato il dolore del paziente – detenuto e quello della sua famiglia, in particolare la lotta della figlia Nunzia per portare il padre a casa per gli ultimi giorni che gli rimanevano da vivere.

Il caso di Ciro aveva fatto discutere, soprattutto perché lo stato di carcerazione in questo caso appare semplicemente un'afflizione per il detenuto e per i suoi affetti. Una vicenda ancora più incomprensibile alla luce del fatto che non parliamo di un detenuto condannato in via definitiva, ma di una persona privata della propria libertà come misura cautelare in relazione all'accusa di far parte di un'associazione a delinquere dedita allo spaccio di stupefacenti.

"Non vedo (in questo caso ndr) né la funzione riabilitativa della pena stando in carcere, non vedo l'inquinamento di prove, la possibilità di scappare né tanto meno quella di reiterare il reato. Non possiamo solo tranquillizzare le nostre coscienze dando i domiciliari ospedalieri – aveva commentato il Garante dei detenuti  Samuele Ciambriello – Credo che in questo momento possiamo parlare di un caso in cui illegittimamente un detenuto si trova agli arresti domiciliari ospedalieri in queste condizioni".