«È depressa e ha istinti suicidi», ha «tentato di buttarsi giù dal balcone». E ancora: «Piange continuamente, soffre di attacchi di panico, non può più uscire liberamente di casa». Il nome della persona in questione, una donna poco più che trentenne, nata e vissuta in un comune della cintura Nord di Napoli, dalla scorsa primavera è associato ad una battuta: «Stai facendo un video? Bravo!». È la frase che si ascolta in un video hard amatoriale, che riprende un rapporto sessuale orale fra un uomo e una donna. Lui (di cui pure molti sanno le generalità complete) è rimasto più o meno nell'anonimato. Lei, invece, è diventata un personaggio pubblico. Ed è ridotta psicologicamente male, a detta del suo avvocato.  Ora, però, ha intenzione di rivalersi e trascinare in tribunale contro chi, mettendo online non solo il video in questione ma anche nome cognome e altre foto ‘normali', rubate da Facebook, gli ha, secondo i suoi legali, rovinato la vita.

Il primo capitolo giudiziario di questa storia ha avuto luogo oggi, ad Aversa, nel tribunale di Napoli Nord, dove davanti al giudice Marrazzo è iniziata la discussione sul ricorso d'urgenza ex articolo 700 intentato dai legali della giovane verso alcune testate giornalistiche, numerosi siti web d'informazione non registrati come giornali, alcuni portali a luci rosse e i due colossi del web: Facebook e Google (assente il primo, presente il secondo con un rappresentante di Google Italia). La richiesta dell'avvocato Fabio Foglia Manzillo, difensore della donna, è chiara: la rimozione immediata dai siti di tutti gli articoli che fanno esplicito riferimento alla vicenda citando nome e cognome della ragazza napoletana, insieme a foto e video che la rendono assolutamente riconoscibile. Nella decina di pagine del ricorso vengono spiegati, chiaramente, i motivi alla base dell'urgenza. Secondo i difensori della protagonista del video, dopo la diffusione del filmato la donna ha avuto un crollo psicologico « È stata – si legge nel ricorso che Fanpage.it ha potuto leggere – oggetto di derisioni, prese in giro, ingiurie; non può più uscire liberamente di casa […] si è rifugiata presso una amica fuori Napoli e deve avvalersi dell'aiuto di persone care per acquistare generi alimentari, prodotti personali […] non va più in palestra, in ristoranti, in negozi, ha perso tutte le sue amicizie, non viene più invitata a feste, cene, occasioni sociali, soffre di attacchi di panico, stati d'ansia, piange continuamente». E, cosa molto importante, viene messo nero su bianco che la trentenne ha «tentato di buttarsi giù dal balcone». A sostegno di questo drammatico quadro vengono citati tre testimoni da ascoltare. All'atto sono stati allegati certificati medici, una perizia informatica e una lettera di diffida a Facebook. Al social network di Menlo Park viene chiesto di oscurare alcune pagine pubbliche che, secondo i legali, diffamano la donna che si è riservata successivamente di agire per il risarcimento danni. Le ipotesi di reato tracciate sono molteplici: violazione della privacy, abuso d'immagine, diritto d'autore, diritto all'oblio oltre che il danno alla reputazione e al decoro della persona, i cui video intimi sono stati resi pubblici senza alcun consenso.

"Stai facendo un video? Bravo!" ecco tutta la storia

La donna, che viene definita una «trentenne diplomata» ma che in realtà ha qualche anno in più, è descritta dal legale come «diplomata al liceo classico, di buona famiglia con la quale tuttora vive» e con «uno stile di vita regolare fatto di amicizie sane e datate». È il mese di aprile del 2015 quando, «volontariamente e in piena coscienza» prende parte alle riprese di 6 video «aventi ad oggetto atti sessuali». I due ‘famosi' sono il rapporto orale in un luogo appartato, il rapporto sessuale con due uomini. Questi filmati, di poco più d'un minuto ognuno, vengono inviati a 4 persone, tutte citate nell'atto. E se la notizia un po' originale, per dirla con la Bocca di rosa di De André, «vola veloce di bocca in bocca», quella del video hard fa il giro della città di Napoli in un battibaleno. Da Whatsapp ai siti hard prima e a Facebook poi, il passo è breve. Iniziano a spuntare anche foto private (non hard) della giovane donna napoletana e fioriscono battute d'ogni tipo. Addirittura vengono create parodie e nasce perfino un commercio di magliette e t-shirt con la frase della donna al focoso amante: «Stai facendo un video? Bravo».

La discussione su video e articoli a novembre

Rinviata al prossimo mese di novembre la discussione ex articolo 700 sulla vicenda in questione: non c'è prova che i colossi di Google e Youtube abbiano ricevuto la notifica dell'udienza odierna. Decine di avvocati alla sezione civile del Tribunale di Napoli Nord, dove le parti hanno dovuto attendere il proprio turno per depositare le proprie memorie difensive. Assieme ai legali rappresentanti di testate nazionali e multinazionali, anche i difensori di piccoli blogger che hanno rilanciato la notizia sui propri portali nei mesi scorsi. Presente anche la giovane donna con il proprio compagno. Massimo riserbo dai legali difensori: «Attendiamo che il giudice si pronunci in maniera definitiva» ha dichiarato l'avvocato Foglia Manzillo.