La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha sede a Strasburgo ha avviato il processo contro il Governo italiano per il disastro ambientale tra Napoli e Caserta, tristemente noto con la locuzione ‘Terra dei fuochi'. La Corte ha accolto in via preliminare i ricorsi ricevuti da cittadini e associazioni che denunciano la violazione dei loro diritti alla vita e al rispetto della vita famigliare, sanciti dalla convenzione europea dei diritti umani.

I ricorrenti sostengono  – ed è questa una tesi portata avanti ormai da un decennio di battaglie e mobilitazioni locali  – che lo Stato non abbia preso adeguate misure per ridurre il pericolo, nonostante fosse consapevole del rischio reale e immediato connesso allo sversamento illegale di rifiuti tossici su terreni utilizzati per coltivazioni o comunque a diretto contatto con le falde acquifere nel sottosuolo.

Sull'argomento rifiuti i ricorsi alla Corte europea dei diritti umani sono stati decine. Circa 3.500 persone hanno tentato di far sentire la loro voce a Strasburgo, attraverso circa 40 ricorsi collettivi. Il succo sempre lo stesso: l'Italia ha violato il diritto alla vita, concretizzato in questa vicenda nel garantire informazioni tempestive e corrette sui rischi connessi allo stato dei luoghi contaminati e ai roghi tossici.  I ricorrenti hanno chiesto al tribunale di verificare se fosse violato il «diritto alla vita» sancito dall'articolo 2  ex art.2 della Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. L'articolo 2 titolo 1 recita: «Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena». L'altro articolo della Cedu ritenuto violato è quello che sancisce il diritto all’intangibilità della propria vita privata e familiare, ovvero il numero 8: «Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. 2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui».