Il 18 dicembre prossimo sarà passato un anno dall'accoltellamento, per mano di suoi coetanei, del giovane Arturo, pugnalato alla gola in via Foria. Arturo fu quasi sgozzato e solo per miracolo oggi può testimoniare quanto accadutogli e non essere commemorato. Cosa è cambiato, ad un anno, tra via Foria e via Rosaroll, crocevia di baby criminali che soprattutto nel periodo invernale, celati da cappellini e giubbotti si divertono a seminare terrore? Poco o nulla, stando a quanto accaduto ad alcune persone nella zona la scorsa settimana. Perfino nella zona del Giudice di Pace, in via Foria, l'illuminazione continua ad essere drammaticamente carente di sera.

Stesso andazzo: coltelli in bella vista e nel mirino i più deboli, di solito ragazze, donne immigrate e coetanei. "A volte è difficile anche pre-allertarsi in casi simili, cioè cambiare strada o avvistarli da lontano – spiega a Fanpage.it una delle ragazze che venerdì scorso è scappata dal gruppetto di baby criminali -. Il motivo è molto semplice: sono ragazzini. Non penseresti mai che uno di loro possa avere un coltello e possa minacciarti". Nel corso di quest'anno operazioni di carabinieri e polizia a Napoli hanno consentito il sequestro di numerose armi bianche.  Tuttavia per un coltello sequestrato ne spuntano altri dieci: il problema, come  molti educatori (non ultima la stessa mamma di Arturo, Maria Luisa Iavarone) è di tipo sociale e culturale, non solo di sicurezza.