Tutti contro de Magistris. L'ex pm riesce a mettere d'accordo anche M5S e Pd. In Senato i pentastellati si compattano su una interrogazione al vicepremier e ministro dell'Interno Salvini e al Mef per aprire un Caso-Napoli sulla questione disastrata dei conti del Comune. «De Magistris ha amministrato male», tuonano i 58 senatori firmatari del documento – oltre la metà di tutto il gruppo che ne conta 107 – capeggiati dall'ex staffista della giunta arancione, Vincenzo Presutto. I parlamentari 5 Stelle invocano l'intervento del Prefetto e della Corte dei Conti. Non passano 24 ore che anche 9 senatori del Pd si uniscono al coro, con in prima linea l'ex consigliera comunale di Napoli Valeria Valente, sfidante dell'ex pm alle amministrative del 2016, e si dichiarano pronti a sottoscrivere la richiesta dei colleghi del M5S per “commissariare de Magistris”.

«Sono orgoglioso di essere accerchiato», ribatte il primo cittadino napoletano. Ma a Roma è sempre più isolato. Occupato in uno scontro frontale con i due vicepremier. Dal duello con Salvini sul tema dei migranti e della sicurezza. E non a caso a Napoli il deader del Carroccio da quando si è insediato ha fatto più visite istituzionali che a Milano. Mentre anche con Luigi Di Maio non corre buon sangue.

Nel mirino dei senatori M5S, intanto, c'è la situazione dei conti del Comune di Napoli, che dal 2013 è un ente in pre-dissesto, con un disavanzo monstre da oltre 1,7 miliardi di euro, sottoposto a continuo monitoraggio della Corte dei Conti e del ministero dell'Interno. Rispettare il piano di rientro, però, non è facile. E infatti il Comune ha bucato ripetutamente il raggiungimento degli obiettivi intermedi. Il piano è stato cambiato più volte, l'ultima con il rendiconto approvato a fine maggio, e al momento l'istruttoria è ferma proprio al Viminale per l'ok definitivo. La Corte Costituzionale peraltro a febbraio ha dichiarato illegittima la possibilità di spalmare i debiti di un ente su 30 anni, caso in cui ricade in parte anche Napoli. Il tutto mentre a livello nazionale si valuta una riforma della norma sul pre-dissesto, visto che quella attuale non ha prodotto i risultati sperati.

L'attacco dei 58 senatori a de Magistris arriva in un momento molto delicato per il M5s, scosso dalla debacle delle Europee a livello nazionale. Ma che vede Napoli e la Campania in controtendenza, visto che qui i pentastellati sono il primo partito. In queste ore, nella Capitale il M5S discute anche di un'altra questione: la possibilità di ridisegnare la tavola dei quadri di comando nelle stanze del potere, a cominciare dai sottosegretari di Governo. Al ministero dell'Interno i M5S ne vantano due: Luigi Gaetti e Carlo Sibilia, quest'ultimo campano di Avellino.

La sfida al sindaco dei senatori M5S sembra una chiara risposta politica alla mano tesa del sindaco, che qualche giorno fa aveva aperto al dialogo con i pentastellati, in cerca di una sponda per le prossime regionali. Ma l'ex pm non ha digerito la modalità. «L'interrogazione dei senatori M5S? – dice – Una pagina vergognosa di chi ha preso voti al Sud, per rappresentare nel Paese un Sud diverso. Una vergogna democratica che forse nemmeno Mussolini si sarebbe sognato di mettere in atto: commissariare un Comune eletto dal popolo che rappresenta l'orgoglio del Mezzogiorno. Faranno apparire Salvini come un democratico, perché dovrà dire ‘mi volete scavalcare a destra'. Stanno veramente alla frutta. Il 16% forse per loro è un risultato ancora molto alto».

«Noi lo diciamo da anni – attaccano i senatori Pd Valente, Bellanova, Biti, Bonifazi, Comincini, Parrini, Malpezzi, Stefano, Verducci – Finalmente adesso anche da parte dei grillini arrivano parole chiare e nette. L’amministrazione finanziaria targata De Magistris è un totale fallimento. Oggi 58 senatori del M5S chiedono al Ministro Salvini di commissariare il sindaco di Napoli proprio per la sua pessima gestione dei conti. Era ora! – incalzano – Noi che da anni continuiamo instancabilmente a ripeterlo siamo pronti ad aggiungere immediatamente le nostre firme a quelle dei senatori grillini. Di fronte a chi tiene da quasi 10 anni in ostaggio un’intera città cui vengono negati i servizi pubblici essenziali, di fronte a fallimenti così evidenti e chiari non c’è colore politico e polemica che tengano. Siamo pronti a fare la nostra parte. Napoli viene prima di qualsiasi interesse di parte. Adesso basta: i napoletani meritano di essere governati da amministratori seri e competenti».

«È triste – riprende de Magistris – perché ci siamo salvati e nonostante i governi abbiamo messo a posto i conti. Vorrei ricordare che Presutto e' uno di quelli che a fine anno ha fatto passare degli emendamenti sulla riduzione delle anticipazioni di tesoreria che stavano per far fallire il comune di Napoli per cui se metto insieme le due cose vuol dire che è un obiettivo istituzionale che si è messo in testa insieme ad altri. E non parlo del Pd per carità di patria».

Poi conclude con una metafora culinaria. «Credo – dice de Magistris – che avendo io tenuto stretto il mio capo di gabinetto Auricchio e il vicesindaco con cui lavorava Presutto, avendo salvato io anche Daniele, Nino Daniele, e anche Gaeta, le olive di Gaeta, credo che con il caldo di queste ore il Presutto sia diventato cotto. Quindi aspettiamo solamente che passi l'ondata di calore per carità di Patria. Pensassero al Paese, agli enti locali e un po' a Roma, che noi ci salviamo da soli. E al “Presutto cotto” mandiamo un caro saluto».

Nella vicenda, interviene anche il vicesindaco Enrico Panini. «Quando la disperazione fa 58 – chiosa – A leggere il documento con il quale 58 parlamentari 5 Stelle chiedono l’intervento del Prefetto e del Questore, omettendo – almeno per ora – l’invocazione a forze sovrannaturali, affinché gli stessi affondino il Comune di Napoli rappresenta una delle pagine più esilaranti di un governo al quale i libri di storia dedicheranno una risata. Il Comune di Napoli, nonostante un’eredità fallimentare delle precedenti giunte, tagli dei trasferimenti per oltre 800 milioni e il cambio radicale delle norme contabili è in netta ripresa ed è uscito dalla condizione di “ente in deficit strutturale”. Lo è nonostante che l’attuale Governo con la legge di bilancio 2019 abbia tagliato in un solo colpo ben 130 milioni di euro al Comune di Napoli. Una politica allo sbando non si rassegna alla nostra capacità amministrativa e tenta di tutto pur di dimostrare che chi non si piega non può continuare ad amministrare la terza città d’Italia».