“È inaccettabile che i media messicani riconducano il movente a una presunta truffa che avrebbe perpetrato mio fratello, quando non è stato nemmeno ancora identificato chi ha sparato. Tutto quello che Salvatore vendeva era regolarmente certificato, come si può ben constatare dalle relative documentazioni e dalla pagina Facebook del suo negozio”. Rossella, la sorella di Salvatore De Stefano, il 35enne ucciso il 4 aprile scorso in Messico, respinge nettamente la “pista dei magliari”, emersa nelle scorse ore sui media messicani. Il ragazzo, originario della zona di Porta Nolana, nel centro di Napoli, a 20 anni, nel 2003, era partito per il Messico ed era andato a stare da un cugino del padre, che vive in America da oltre 40 anni. Abitava a Monterrey, dove aveva aperto un negozio, con la compagna messicana e i due figli, un bambino di 11 anni e una bambina di 10 mesi; si occupava della vendita di prodotti per il settore agricolo industriale. L'assassino era stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza del ristorante “Bella donna”, dove è avvenuto l'omicidio; alcuni testimoni hanno riferito di averlo sentito parlare in italiano. La salma del ragazzo è stata liberata dalla magistratura e partirà per l'Italia domani, 10 aprile.

“Se i media dichiarano un determinato movente – continua Rossella De Stefano – allora dobbiamo pensare che qualcuno già sa tutto. Se così dovesse essere, noi familiari possiamo solo incitare chi conosce la verità a farsi avanti e a dare in questo modo pace a Salvatore e a noi che soffriamo la perdita prematura e immeritata”. I familiari del giovane napoletano, assistiti dall'avvocato Gennaro Demetrio Paipais, sottolineano di confidare nella magistratura affinché “la verità venga fuori”. Il legale, che si sta coordinando con la Farnesina e l'Ambasciata italiana in Messico, fa sapere che le autorità messicane hanno trasmesso gli atti anche alla Procura di Roma.