Segnali di pacificazione ai vertici del clan dei Casalesi, con la richiesta di un nuovo patto tra Michele Zagaria e Francesco Schiavone-Sandokan. Insieme contro i pentiti. Anzi, contro il pentito pentito più alto in grado di quest’ultima stagione: Nicola Schiavone, ergastolano, figlio primogenito di Sandokan, colui il quale ha disvelato ai pm antimafia i nomi degli imprenditori che, in nome e per conto del clan, hanno scalato l’imprenditoria di Stato fino a controllare settori strategici dell’economia nazionale, come i trasporti ferroviari. È accaduto ieri mattina nell’aula della II Corte di Assise, a Napoli (presidente Alfonso Barbarano, pm Antonello Ardituro, Lo stesso magistrato che sta indagando sull’affare Rfi), durante il processo per l’omicidio di Nicola Villano. In calendario prevista l’audizione, quale teste, di Nicola Schiavone.

Michele Zagaria, imputato e collegato in videoconferenza, freddo e calmissimo come non era da mesi, ha preso la parola per dichiarare la sua stima incondizionata nei confronti di Francesco Schiavone. E, rivolgendosi al figlio Nicola, lo ha rimproverato per averlo accusato. «Non è così che devi parlare di tuo padre, vergognati». Una dichiarazione che è stata intesa come una richiesta di pacificazione a Sandokan e l’offerta di un fronte comune contro i collaboratori di giustizia.