Benvenuti nella Stasi di Napoli. Qual è il rischio di una città dal glorioso passato ma oggi ferma, povera economicamente, avviluppata su se stessa e con sempre più scarse possibilità di confronto col resto del mondo? È quello di pensare d'essere la migliore e guai a chi dice il contrario. I napoletani da troppo tempo confondono lo stato della città con la storia della città. La realtà  diventata una storia grossolanamente filtrata come una foto su Instagram, dove finquando l'immagine è piccola va bene. Ma quando la si ingrandisce ecco che appaiono i difetti, le storture.

Dunque cosa si fa? Anziché ammettere, ripensare e ricostruirem si alza un muro argomentativo, non si accetta l'opinione altrui. E tutto diventa uno slogan da stadio, uno status da Facebook, una continua lite senza arricchimento delle parti, né minima concessione di ragione all'altro.

Se parli male di Napoli sei in cattiva fede, se Napoli è in queste condizioni è colpa di chi ce l'ha messa nella notte dei tempi, di chi vuole che stia così, del governo, dei poteri forti, del mio vicino di casa.

È una continua deresponsabilizzazione istituzionalizzata ormai da 7 anni dall'inquilino di Palazzo San Giacomo che oggi, in un delirio propedeutico più al lancio di un suo movimento politico ultrameridionalista che ad una idea di governo della terza città d'Italia ha aperto lo sportello ribattezzato "Curva da stadio". Chi è contro Napoli sarà querelato previa delazione. La schermata che riporto è vera, dannazione, è autentica, è sul sito web del Comune. In vent'anni di cronaca non ho mai visto una cosa del genere.

Cosa sta cercando di creare, De Magistris? Come tutti i leader o mini leader politici italiani il sindaco partenopeo non ha molta simpatia per i giornali e i giornalisti e nemmeno per chi, sui social network dice cose che non gli piacciono. Ha colto al balzo la vicenda di Matteo Salvini prima e poi quella del sindaco di Cantù per agitare uno spauracchio legale. E così i bravi (e pochi) legali dell'ufficio Avvocatura del Comune di Napoli saranno utilizzati per produrre querele in serie? Sono sicuro che quest'impegno è degno di miglior causa. Che un «Napoli colera» è sicuramente meno grave di un abuso edilizio, dei venditori di merce abusiva e contraffatta, dei parcheggiatori abusivi. Quelli non sono forse un danno all'immagine della città?

Il rischio, autentico, è che questo strumento venga utilizzato politicamente per aggredire con querele chi non la pensa come l'attuale Amministrazione. O i giornalisti. E ancora: chi decide se procedere o meno legalmente su una segnalazione? Chi paga gli eventuali danni da querela temeraria? Dove vanno a finire le segnalazioni? Costituiranno un archivio a beneficio di qualcuno?

Secoli di cultura, di teatro, di musica, di commedia dell'Arte, di Totò, di Massimo Troisi ci hanno insegnato che era l'unica risposta accettabile alle stupide cattiverie e alle maldicenze era l'ironia.

Fu Eduardo De Filippo ad ricordare all'allora sindaco Maurizio Valenzi che «alle offese, le ingiurie, le calunnie, il napoletano deve rispondere con il suo orgoglio».
E l'orgoglio non passa, non è passato e non passerà mai per le carte bollate e un atto di tribunale.

Post scriptum. Se qualcuno ha ipotizzato che per ‘Stasi di Napoli' intendessi far riferimento al tristemente noto "ministero per la Sicurezza di Stato", ovvero agli spioni della Germania dell'Est beh, andasse pure sul sito del Comune di Napoli a far denuncia.