Anziana morta, boom di sfratti nel palazzo del Comune a Posillipo sotto inchiesta per i fitti bassi
Non è l'unico caso di sfratto quello dell'anziana di 80 anni, poi deceduta a seguito di infarto, dalla palazzina di via Posillipo 166-167 di proprietà del Comune di Napoli, adiacente all'ex deposito dismesso dell'Anm. "Ci sono altri 2 casi di avvisi di rilascio immobile in quello stabile, ma se ne stanno predisponendo altri", chiariscono dalla NapoliServizi. Tra questi anche quello della signora 80enne, che ha ricevuto la lettera di diffida negli scorsi giorni con l'intimazione a rilasciare l'appartamento entro 30 giorni. La donna è poi deceduta per infarto in ospedale ieri sera. L'edificio di via Posillipo finì al centro di un'inchiesta della Corte dei Conti tra il 2014 e il 2015, quando si accesero i riflettori sui canoni di affitto a prezzi stracciati degli appartamenti, a seguito di un dossier del consigliere comunale Gaetano Troncone. Case di 127 metri quadrati, 7 vani e mezzo, affittate a 24 euro al mese, ma che all'epoca avevano in valore di mercato stimato di almeno 1.400 euro al mese. Il Comune poi ha rivisto gli importi, che attualmente non sono generalmente inferiori a 100 euro al mese. Gli appartamenti, infatti, di proprietà del Comune di Napoli, fanno parte del patrimonio disponibile, non sono alloggi della case popolari Erp (Edilizia Residenziale Pubblica). Pertanto, i contratti di affitto sono locazioni di tipo commerciale ed è previsto lo sfratto come per gli affitti privati. Una delibera del Comune, però, anni fa fissò i canoni di affitto sulle tariffe Erp, perché in quel momento il Municipio non aveva case popolari disponibili. La delibera è stata poi revocata. Mentre sulla palazzina è scattata un'inchiesta della Procura della Corte dei Conti.
La NapoliServizi: “Abbiamo agito su indirizzo dell'Avvocatura comunale”
L'assessore alla Casa Monica Buonanno ha già assicurato che sarà fatta chiarezza sulla vicenda. “Premesso il grande dolore per la perdita. La società – spiegano dalla NapoliServizi – ha proceduto con le diffide di rilascio sulla scorta di una disposizione dell'Avvocatura comunale, su sollecitazione del Municipio. L'appartamento della signora purtroppo deceduta rientrava tra quelli del patrimonio disponibile, con contratto di fitto di tipo commerciale, ma a canone Erp, in base a una delibera poi revocata. Il contratto è scaduto nel 2019 e il Comune ha ritenuto di non rinnovarlo. Da qui, la richiesta di rilascio dell'immobile entro 30 giorni. Un atto puramente amministrativo, non uno sfratto esecutivo, al momento bloccati a causa dei decreti Covid19”. Il Comune, insomma, avrebbe potuto anche non dar seguito a quella diffida, con una decisione politica motivata, o provvedere a trovare una sistemazione alternativa di tipo Erp. I procedimenti amministrativi di sfratto, infatti, non sono bloccati. “I funzionari – chiariscono da NapoliServizi – in caso di inosservanza sarebbero stati responsabili di inadempienza”.