Le pressioni sul Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in merito alla decisione sullo scioglimento dell'Asl Napoli 1 per infiltrazioni camorristiche proseguono . Ieri è stata la volta del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ha fatto sentire la sua voce : "Come sindaco di Napoli ho il diritto di sapere, tempestivamente, adesso e non certo a dicembre o a campagna elettorale conclusa, che sta gestendo decine di milioni di euro con poteri assolutamente speciali di cui non sappiamo nulla". Ma ancora nelle ultime ore dal Movimento 5 Stelle, a Forza Italia fino alla Lega di Salvini, in tantissimi hanno alzato la voce per chiedere il commissariamento della struttura. La vicenda è ormai nota, l'ispezione degli uomini della Prefettura di Napoli inviati dal Ministero dell'Interno iniziò circa un anno fa, dopo la maxi inchiesta della Procura di Napoli sul cartello camorristico dell'Alleanza di Secondigliano che portò a 126 misure cautelari. Da quell'inchiesta venne fuori che il clan Contini gestiva direttamente il bar, il ristorante ed i parcheggi dell'ospedale San Giovanni Bosco e che i boss avevano messo in piedi un sistema parallelo di prenotazione delle visite specialistiche a pagamento. La relazione della commissione d'accesso è pronta da diverso tempo ed è stata inviata dalla Prefettura di Napoli al Viminale, come conferma lo stesso De Magistris. Il Ministro dell'Interno ha tuttavia fatto sapere dai suoi uffici che nulla è stato deciso per ora.

Ma cosa avverrebbe se venisse commissariata la Asl Napoli 1 Centro? Innanzitutto tutti gli appalti per l'emergenza Coronavirus e i  nuovi investimenti in edilizia sanitaria, non passerebbero più attraverso la Regione guidata da Vincenzo De Luca, ma per un commissario straordinario.

Asl, cosa avviene in caso di commissariamento?

La norma prevede che in caso di commissariamento dell'Asl Napoli 1 venga nominato un commissario straordinario da parte del Ministero dell'Interno tramite la Prefettura di Napoli, che sostituirebbe l'attuale direttore generale Ciro Verdoliva. La prassi prevede dunque un soggetto esterno, che, da manuale, "deve farsi garante del ripristino della legalità all'interno della struttura". A supportare il lavoro del commissario straordinario sarebbero nominati due sub commissari, scelti tra il personale tecnico della struttura. In concreto significa che tutti gli appalti e le spese che si stanno sostenendo nell'emergenza Coronavirus passerebbero dal vaglio del commissario straordinario. Lo stato d'emergenza istituito con il decreto di Protezione Civile del 20 febbraio scorso, fornisce ai Presidenti di Regione, come Vincenzo De Luca, poteri straordinari per le misure urgenti per fronteggiare la pandemia. L'assetto prevede che tutte le spese per le forniture mediche, sanificazioni, mascherine e protezioni per medici e infermieri, apparecchiature mediche, lavori di costruzione e quant'altro, vengano definite dai direttori delle Asl in collaborazione con la task force regionale di cui loro stessi fanno parte.

La SoReSa azienda regionale che si occupa di appalti, cura la fornitura di beni e servizi, in buona sostanza indice materialmente le gare d'appalto, ma sono le Asl e la task force a indicare il fabbisogno. Per intenderci è il direttore della Asl che decide quante mascherine comprare o quante e quali apparecchiature comprare, quali lavori effettuare e anche, come nel caso degli ospedali prefabbricati, cosa si deve costruire. Il tutto con procedure agevolate andando in deroga ad alcuni articoli del codice degli appalti e delle normative vigenti, come stabilito dall'ordinanza di Protezione Civile. Parliamo di decine e decine di milioni di euro che si stanno spendendo da marzo fino ad oggi e che continueranno ad essere spesi nei prossimi mesi. La catena di comando al momento vede al vertice il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, subito dopo la task force da lui nominata che vede la presenza di tutti i direttori delle Asl ed infine i singoli direttori delle Asl che sono sempre di nomina regionale. Appare evidente che davanti ad un rischio di infiltrazioni camorristiche di una struttura così cruciale in questo stato d'emergenza, si debba decidere rapidamente, per impedire, come ha sottolineato il senatore Sandro Ruotolo, che la Asl Napoli 1 venga messa a rischio di infiltrazioni camorristiche durante l'emergenza.

I guai dell'Asl Napoli 1

Ma se la vicenda della camorra all'ospedale San Giovanni Bosco è stato l'incipit per far partire il lavoro della commissione d'indagine inviata dal Viminale, sono tantissimi gli scandali che hanno coinvolto la Asl Napoli 1 negli ultimi anni. Come non ricordare le gesta di "Lady Asl", al secolo Loredana Di Vico, la ex dirigente dell'ufficio acquisti e trasparenza dell'Asl Napoli 1, arrestata un anno e mezzo fa per aver agevolato negli appalti e nelle forniture della Asl il suo amante. Lo scorso marzo è arrivata la notifica per l'udienza del Tribunale della Corte dei Conti che ha quantificato il risarcimento dovuto alla struttura da parte della Di Vico in 1,1 milioni di euro. Ancora c'è la vicenda dell'appalto delle pulizie dell'ospedale Cardarelli di Napoli. Nell'ottobre prossimo a Napoli si terrà l'udienza preliminare per il rinvio a giudizio chiesto per Ciro Verdoliva, al tempo responsabile dell'ufficio economato del Cardarelli e altre 54 persone. L'inchiesta della Procura di Napoli nasce in seno alla più complessiva indagine Consip e vede l'attuale direttore generale dell'Asl Napoli 1 accusato dai giudici di frode in pubbliche forniture in merito all'appalto vinto dal Gruppo Romeo al Cardarelli. Le carte di quella inchiesta giudiziaria sono emblematiche, perché proprio in quelle intercettazioni si svelano anche i nomi e cognomi di affiliati  che lavoravano presso i cantieri dell'ospedale Cardarelli. Non ultima è la vicenda del febbraio scorso che riguarda le ditte che svolgevano le pulizie proprio delle sedi della Asl Napoli 1. Si trattava di un convenzione scaduta da 11 anni che veniva prorogata ogni mesi per un valore di 2,5 milioni di euro al mese.

Intanto due delle ditte, la Experia e la Samir erano state colpite da interdittiva antimafia ma continuavano a lavorare indisturbate. Il tutto sotto gli occhi del direttore generale, che solo quando il caso è finito sui giornali, ha estromesso le aziende colpite da interdittiva. Insomma gli episodi che hanno coinvolto la Asl Napoli 1 e che sono finiti nelle aule di tribunale negli ultimi anni sono davvero tanti e tutti di estrema gravità. Uno scenario in cui appare chiaro che il problema non è solo nel vertice dell'azienda ma in un malcostume diffuso troppe volte scoperchiato dalla magistratura. Nei prossimi mesi e nei prossimi anni, elezioni permettendo, la Asl Napoli 1 così come le altre Asl campane, sarà investita dal primo vero piano di edilizia sanitaria della Regione Campania, il primo dopo 10 anni di commissariamento della sanità. Come stabilito dalla delibera 228 del 19 maggio scorso, si è dato il via libera all'accordo quadro tra Regione Campania, Ministero della Salute e Ministero delle Finanze per investire 1 miliardo e 89 milioni di euro di edilizia sanitaria in Campania. Una cifra impressionante che mai negli ultimi decenni si era vista in questa regione e che sarà spesa, come prevede la delibera 228, tenendo conto dell'emergenza sanitaria in corso, quindi con procedure accelerate. Si potrà mai gestire questa enorme mole di denari senza fare chiarezza sul rischio di infiltrazione camorristica nella più importante Asl della Campania?