Dove ognuno nasce giudicato. È il senso dell'acronimo DONG, nome d'arte di uno dei rapper più amati dai giovani partenopei, ma è anche il luogo dove oggi nascono, crescono, accoltellano e finiscono accoltellati tanti ragazzini napoletani accomunati da un comune destino di distruzione. Sia chiaro, non possiamo mettere sullo stesso piano vittime e carnefici. Ogni essere umano, anche il minore meno più sfortunato, è responsabile delle proprie azioni. Sostenere il contrario non non sarebbe giusto nei confronti delle famiglie di coloro che in questi giorni hanno subito terribili violenze. Basterebbe osservare la cicatrice sul collo del povero Arturo per rendersi conto dell'assurdità di questa vicenda.

Eppure non bisogna cedere all'istinto di punizione e basta. In tutta questa vicenda (che riguarda l'Italia intera e non solo Napoli) a giocare un ruolo di primo piano è anche l'ordine pubblico, ma non solo. Quindi ben vengano maggiori risorse per le forze dell'ordine, maggiori controlli e punizioni certe per chi commette reati. Allo stesso tempo, però, bisogna rendersi conto che  derubricare la questione a faccenda meramente securitaria non solo non risolverebbe il problema, ma rischierebbe persino di essere controproducente in un momento in cui, soprattutto al Sud, la sfiducia nelle Istituzioni e nell'idea stessa di futuro è al minimo storico nell'Italia repubblicana.

Per questo appare abbastanza ridicola la risposta immediata delle Istituzioni, che ieri a Napoli hanno organizzato un vertice con tutte le forze preposte all'ordine pubblico, tra cui il ministro degli Interni, senza invece dare con la stessa solerzia risposte sul piano educativo, sociale e culturale. Se lo scopo era lanciare un messaggio alla popolazione e tranquillizzarla facendole avvertire la presenza dello Stato, be', la lezione che i nostri governanti dovrebbero ormai aver compreso è: nessun napoletano si sentirà tranquillizzato dalla presenza di cento poliziotti in più.

Molto meglio sarebbe stato che al vertice ieri avessero preso parte anche i ministri del lavoro e delle politiche sociali e quello dell'istruzione. Bisognerebbe interpellare Giuliano Poletti e Valeria Fedeli e chiedere delle loro idee e risorse al pari di quanto fatto con Marco Minniti. Perché tranquillità sarebbe avere uno straccio di idee su come fare a intervenire in contesti familiari e sociali allo sbando, tranquillità sarebbe avere una risposta efficace alle scandalose condizioni economiche in cui vive gran parte della città. Tranquillità, da queste parti, sarebbe avere imprenditori che creano lavoro vero, sarebbe avere delle scuole con i riscaldamenti accesi, condizioni abitative decenti, trasporto pubblico e via dicendo. Altrimenti Napoli continuerà a restare la città cantata da Enzo Dong, la città dove ognuno nasce giudicato. E dove sempre più spesso alcuni ragazzini accoltelleranno ed altri finiranno accoltellati. Senza speranza per nessuno, da un parte e dall'altra della lama.