Mentre il figlio era a terra, agonizzante, massacrato a furia di calci e pugni, Valentina Casa ha fatto di tutto per proteggere il compagno. Non ha chiamato i soccorsi, anzi: ha tentato di occultare le prove, di ripulire il sangue dei figli dal pavimento, e, quando sono arrivate le forze dell'ordine, ha coperto Tony Essobti Badre per evitare che venisse arrestato. La ricostruzione degli inquirenti, che ha portato all'ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi nei confronti della donna, traccia un quadro agghiacciante. Una sequela di comportamenti che hanno aggravato ancora di più la situazione e che forse sono stati determinanti per la morte del piccolo Giuseppe Dorice, picchiato a morte dal patrigno il 27 gennaio scorso.

Accusata di crudeltà

L'arresto è scattato questa mattina, 11 aprile, in esecuzione dell'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal gip della Procura di Napoli Nord, retta da Francesco Greco. Valentina Casa, 30 anni, residente a Massa Lubrense, è stata raggiunta dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato di Afragola. Su di lei ci sono gravi indizi di colpevolezza per omicidio nei confronti del piccolo Giuseppe di 8 anni e tentato omicidio verso l'altra figlia, entrambi i reati con le aggravanti dei futili motivi, della crudeltà e dell'abuso delle relazioni domestiche. Il patrigno della vittima, Tony Essobti Badre, già detenuto, è stato raggiunto da un'altra ordinanza cautelare per tentato omicidio della bambina e per maltrattamento dei tre figli della compagna.

La donna non chiamò i soccorsi

La misura arriva dopo gli accertamenti degli inquirenti, che hanno ricostruito i momenti immediatamente successivi al pestaggio che ha causato la morte del bambino e il ricovero in gravissime condizioni della sorellina. E dalle indagini viene fuori che la donna non ha fatto nulla per proteggere i figli, anzi. Secondo l'accusa la donna non è intervenuta mentre il compagno picchiava i figli con ferocia, non ha chiesto l'aiuto dei vicini né quello delle forze dell'ordine. È rimasta, praticamente, immobile davanti al massacro. E dopo ha provato a cancellare le tracce: con dei teli, poi ritrovati in bagno zuppi di sangue, ha ripulito i pavimenti e ha buttato nella pattumiera i capelli strappati a ciocche dalle teste dei bambini. Quando sono arrivati i poliziotti, infine, non ha indicato subito Tony Essobti Badre come colpevole delle violenze e, almeno inizialmente, ha negato che ci fossero stati altri episodi simili ai danni dei bambini. Le ulteriori indagini hanno appurato che, al contrario, l'uomo aveva già picchiato i figli della compagna in altre occasioni e che non c'era mai stata nessuna richiesta di aiuto né denuncia.

Quei lividi sui volti dei bimbi

Gli investigatori hanno ascoltato vicini di casa degli indagati e le insegnanti dei bambini, che hanno parlato di ecchimosi e tumefazioni notate sui piccoli corpi e che i figli di Valentina Casa sembravano poco curati, abbandonati a se stessi, tenuti quasi prigionieri in quell'abitazione e col divieto di fermarsi a giocare nel cortile con gli altri bambini o di parlare coi vicini di casa. La 30enne era stata intervistata telefonicamente da Lilly Viccaro Theo per "Chi l'ha visto?" nei giorni successivi alla tragedia. Incalzata dalle domande aveva ammesso le precedenti violenze, dicendo di essere anche lei vittima delle percosse. Ma, quando la giornalista le aveva chiesto per quale motivo non avesse mai chiesto aiuto né denunciato, lei era rimasta in silenzio.