Il San Giovanni Bosco era "di proprietà" dei Contini, il Cardarelli era invece appannaggio dei Cimmino del Vomero, al Policlinico ci pensavano invece i Lo Russo. Ma i clan di camorra erano riusciti a entrare in tutti gli ospedali, per mettere le mani sui soldi di appalti, assunzioni, indotto e sulle truffe che solo un certificato medico può garantire. Ne parla Mario Lo Russo, ex boss dei Capitoni di Miano e ora collaboratore di giustizia, in un verbale del settembre 2016 in cui ripercorre la storia dell'Alleanza di Secondigliano e i rapporti che i clan avevano con gli ospedali. Se li erano spartiti, in base alla influenza territoriale.

"L'ospedale San Giovanni Bosco è in mano ai Contini, come impresa di pulizia, forniture, lavanderia – dice Mario Lo Russo – come lo facevamo noi nelle nostre zone, al Policlinico, e Cimmino al Cardarelli, così lo facevano loro nelle loro zone". La spartizione sarebbe stata fatta diversi anni fa, ma tra i clan ci sarebbe stato anche una sorta di accordo di mutua collaborazione in base alle specializzazioni degli ospedali che "controllavano". Per esempio, spiega il collaboratore di giustizia, "se noi avevamo bisogno di qualcosa dal San Giovanni Bosco bastava chiamare Ettore Bosti e lui chiamava chi di dovere e tutti si mettevano a disposizione".

Le potenti organizzazioni criminali napoletane, si legge in un passaggio della premessa dell'ordinanza contro il clan Contini eseguita mercoledì 26 giugno, si erano impossessate di alcune strutture sanitarie pubbliche, che venivano usate per summit criminali e per ricevere le vittime di usura e di estorsione, ma anche come strumento per gestire il potere mafioso: negli ospedali venivano infatti fatti assumere affiliati come infermieri, barellieri, portantini, autisti e addetti alle pulizie, che invece di lavorare erano delle vedette del clan all'interno della struttura. Il controllo serviva anche per un risultato di grande rilievo per il clan: distribuire favori e piaceri ad altri malavitosi in cambio di riconoscenza e potere.

I Contini controllavano le estorsioni nel porto di Napoli

Il clan Lo Russo aveva intenzione di estendere la propria influenza sul porto di Napoli, imponendo le estorsioni alle società che trasportano i container. Quella zona era però già "occupata": lo facevano i Contini-Mallardo-Bosti. "Pensai che potevamo comunque andare a bussare per vedere chi e come rispondeva, ma poi fu arrestato", dice ai pm Mario Lo Russo.

In sostanza, in quel periodo in cui i rapporti tra il suo clan e l'Alleanza di Secondigliano non erano più molto stretti, il boss aveva pensato di "bussare", cioè di chiedere il pizzo, ugualmente, per poi regolarsi di conseguenza nel caso avessero pagato e se si fosse fatto avanti un altro camorrista a rivendicare l'egemonia sul porto. La scelta di provare a imporre il pizzo invece di chiedere ai Contini-Mallardo era stata ritenuta "più normale dal punto di vista criminale".