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Covid 19
10 Aprile 2020
11:17

Un mese di quarantena: tutti i divieti e le ordinanze per i cittadini della Campania

Risale al 9 marzo scorso il Dpcm del Governo #iorestoacasa che ha esteso anche alla Campania i divieti degli spostamenti e l’autoisolamento domiciliare. Da allora, i cittadini campani hanno dovuto cominciare a fare i conti con moduli di autocertificazione e autoisolamento forzato. Niente più caffè al bar, pranzi al ristorante, aperi-cena, dolci in pasticceria.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Covid 19

Si chiude il primo mese di quarantena per il Coronavirus dei cittadini della Campania. Risale al 9 marzo scorso il Dpcm #iorestoacasa, firmato dal premier Giuseppe Conte, che ha esteso a tutte le regioni d'Italia, compresa la Campania, la zona rossa, con l'obbligo di potersi spostare dal proprio domicilio solo per motivi urgenti. Da allora, anche i campani hanno dovuto cominciare a fare i conti con moduli di autocertificazione e autoisolamento forzato. Niente più caffè al bar, pranzi al ristorante, aperi-cena, dolci in pasticceria. Fermo anche il calcio in tv. Un anticipo di quello che sarebbe accaduto, il Governatore della Campania l'aveva dato qualche giorno prima, disponendo il 26 febbraio, subito dopo l'esplodere del caso Codogno in Lombardia, la chiusura di scuole e Università per tre giorni. Gli istituti scolastici, poi, non hanno più riaperto i battenti, tra sanificazioni obbligatorie e proroghe delle chiusure. Misure di lì a poco estese a tutti gli uffici pubblici, con i lavoratori messi in smartworking e costretti a smaltire le ferie forzate.

La "Via Crucis" dei decreti regionali: De Luca chiude tutto

Era solo l'inizio della “Via Crucis” della quarantena in Campania, costellata da raffiche di decreti regionali mano a mano più restrittivi: prima chiuse le discoteche (6 marzo). L'ex sindaco di Salerno usa fin da subito il pugno di ferro: l'8 marzo, prima ancora del Decreto di Conte, ordina la quarantena obbligatoria per chiunque rientri dal Nord Italia. Nelle stazioni ferroviarie e all'Aeroporto di Capodichino cominciano i controlli con i termoscanner. Dopo il Dpcm del Governo, dal 10 marzo anche la Campania si blinda. Si parte con i parrucchieri e i centri estetici. E l'11 marzo tocca ai mercati, alle fiere e ai cimiteri chiudere i battenti. Nello stesso giorno De Luca vieta le pizze e i panini a domicilio. Un pugno allo stomaco per molti napoletani. Per serrare i controlli il governatore, divenuto ormai “sceriffo” della Campania, il 12 marzo chiama anche l'Esercito.

Il 13 marzo lo stop all'ora d'aria: vietato fare jogging

Il 13 marzo sono sospesi jogging e passeggiate all'aperto, vietate le feste e gli eventi sportivi in luoghi pubblici, all'insegna del mantra: “Dovete stare a casa”. È l'addio all'ora d'aria che molti non digeriranno mai. Qualcuno non ci sta e fa ricorso. Il Tar il 18 marzo gli dà torto. Quindi, si fermano si chiudono gli interi Comuni. Il 15 marzo De Luca blinda il Vallo di Diano, nel salernitano, dopo lo scoppio di un grosso focolaio: Sala Consilina, Polla, Atena Lucana, Caggiano e Auletta diventano zona rossa. Ai confini sono issate palizzate e blocchi di cemento per impedire la fuga degli infetti. Poche ore dopo tocca ad Ariano Irpino, nell'avellinese. Con Lauro e Paolisi, aggiuntisi negli ultimi giorni, si è a quota otto. Il 20 marzo è il giorno del lockdown: chiusi anche i cantieri e gli uffici pubblici. Per scongiurare il rientro dei meridionali dalle fabbriche del Nord e il conseguente scoppio di una seconda ondata di contagi, il governatore invoca l'intervento di Conte. Il Governo lo ascolta e blocca i treni per il Sud.

Tamponi, mascherine e Covid-19 Center

Intanto, parallelamente, la Regione lavora per rafforzare il sistema sanitario locale del tutto impreparato, come nel resto d'Italia, ad affrontare l'emergenza pandemica. Molti ambulatori vengono chiusi, si eseguono solo le prestazioni essenziali, come per i malati onclogici. Il primo passo è potenziare la campagna di tamponi per la diagnosi da Coronavirus. All'inizio le analisi molecolari vengono effettuate solo al Cotugno di Napoli, l'ospedale eccellenza del Mezzogiorno per le malattie infettive diviene da subito centro di riferimento regionale per il Coronavirus. Ma non basta. L'epidemia si diffonde a macchia d'olio. Vengono attrezzati per i tamponi anche altri 10 ospedali, tra cui il San Paolo di9 Fuorigrotta e il Ruggi d'Aragona a Salerno. Bisogna aspettare fine marzo per avere i tamponi a domicilio fatti dai medici volontari che viaggiano a bordo dei camper. Quindi, si passa ai posti letto in terapia intensiva, anche questi sono troppo pochi. Viene allestito un primo Covid-19 Center al Loreto Mare. Quindi attrezzato l'Ospedale del Mare, dove negli ultimi giorni sono arrivati anche i prefabbricati con i ventilatori per l'ospedale da campo. Altri presidi sono allestiti in tutta la Campania.

Le ordinanze Covid-19 dei sindaci

A rendere la situazione più caotica è il proliferare di ordinanze sindacali che creano difformità di azioni nei vari Comuni, tanto da spingere il Governatore a richiamare più volte i sindaci. I primi a muoversi sono i comuni isolani. I sindaci di Ischia il 23 febbraio vietano gli sbarchi a chi proviene dalla Lombardia e dal Veneto, le prime regioni focolaio, ma il prefetto di Napoli, Marco Valentini, il giorno dopo annulla le ordinanze d'imperio. A Casamarciano, nel nolano, il 23 febbraio, il sindaco vieta le partite di calcio con gli atleti della Lombardia e del Veneto. A Roscigno, nel salernitano, il primo cittadino ordina la multa fino a 5mila euro per chi arriva dal Nord o da altre regioni focolaio senza comunicarlo. A Pozzuoli e Benevento si ferma il Carnevale. Sempre a Benvento il sindaco Clemente Mastella vieta ai cittadini di sostare sulle panchine. A Cusano Mutri nel beneventano il 12 marzo il sindaco obbliga tutti a portare la mascherina, un provvedimento che anche altri Comuni stanno sperimentando, come Capri, negli ultimi giorni. A Qualiano, in provincia di Napoli, il 19 marzo si vietano lotto e gratta e vinci. Lo stesso giorno, a Scafati, il sindaco vieta ai panifici di preparare pastiere napoletane e zeppole di San Giuseppe. Tra le ultime misure adottate, c'è, infine, quella della spesa per ordine alfabetico nei supermercati, disposta ad Angri, Ercolano e Sapri.

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