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Due casi di colera a Napoli: contagiati mamma e figlio

All’ospedale Cotugno di Napoli registrati due casi di colera: uno dei pazienti è un bambino di 2 anni, mentre l’altro è sua madre. I due sono migranti residenti a Sant’Arpino (Caserta). Erano da poco tornati da un viaggio in Bangladesh. Gli infettivologi frenano su ogni allarme e possibile psicosi: non c’è alcun rischio di epidemia. Ma il pensiero di molti napoletani è andato agli anni Settanta e alla vicenda che portò a oltre 20 morti e ad una massiccia opera di profilassi durante la quale vennero vaccinati oltre un milione di residenti.
A cura di Valerio Papadia
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Il vibrione del colera visto al microscopio a scansione elettronica
Il vibrione del colera visto al microscopio a scansione elettronica

Due casi di colera a Napoli. Sono stati riscontrati nella giornata di oggi, mercoledì 3 ottobre, all'ospedale Cotugno, nosocomio specializzato nella cura delle malattie infettive. I pazienti sono due immigrati, un bambino di 2  anni e sua madre, entrambi residenti a Sant'Arpino, nella provincia di Caserta: secondo quanto ha appreso il personale medico dell'ospedale partenopeo, i due erano da poco rientrati da un viaggio in Bangladesh. Il vibrione è stato isolato nelle feci dei due pazienti. "Immediatamente è stata allertata la Asl competente e sono state attivate tutte le procedure previste dai protocolli" fanno sapere dall'ospedale.

"I contatti familiari del caso indice sono stati già individuati e sono attualmente sotto stretta osservazione sanitaria. Attualmente, entrambi i pazienti sono in condizioni stazionarie. La situazione è del tutto sotto controllo" dichiara Antonio Giordano, commissario straordinario dell'Azienda Ospedaliera dei Colli, che comprende, oltre al Cotugno, anche gli ospedali Monaldi e Cto. Il colera è una malattia infettiva acuta che colpisce l'intestino è che si può contrarre per ingestione di alimenti o acqua contaminati dal batterio. L'incubazione della malattia va da 1 a 5 giorni e si manifesta con forte diarrea e vomito che portano ad una rapida disidratazione.

Le condizioni della madre non hanno mai destato particolare preoccupazione, mentre quelle del bimbo di 2 anni erano ritenute serie dai medici. Nelle ultime ore, fortunatamente, il bimbo è migliorato, tanto che ha lasciato il reparto di Terapia Intensiva. Intanto, al Cotugno è ricoverato anche il fratellino, un bimbo di 4 anni: anche se è risultato negativo ai test per il colera, presenta alcuni sintomi che hanno indotto i medici a tenerlo sotto osservazione.

La storia del colera a Napoli

Donne in protesta chiedono il vaccino per il colera nel 1973 a Napoli
Donne in protesta chiedono il vaccino per il colera nel 1973 a Napoli

Il tema della possibile epidemia di colera a Napoli fa paura perché è legato a vicende tragiche avvenute nel passato. Nell'Ottocento la città fu aggredita dal vibrione con migliaia di morti; negli anni Settanta ed esattamente nell'estate del 1973, una serie di morti, fecero sprofondare la città nel caos e nella psicosi. Code chilometriche per le vaccinazioni, proteste lì dove non erano disponibili, notizie e false notizie che si susseguivano su malattie e su sintomi: la città fu talmente segnata da questa storia da diventare simbolo in negativo. È noto peraltro che il coro da stadio «Napoli colera» sia nato proprio in virtù di quel periodo.

Il responsabile dell'infezione venne individuato nelle cozze, nella fattispecie in una partita importata dalla Tunisia, alla fine dell'operazione di profilassi  furono  vaccinati circa 1 milione di napoletani; su 277 casi accertati di colera, si segnarono 24 morti a Napoli e 9 in Puglia.

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Sono giornalista dal 2010. A Fanpage.it dall'agosto del 2016, scrivo per l'area Napoli, per la quale mi occupo del desk.
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