Il ritrovamento del corpo di Domenico Gargiulo
in foto: Il ritrovamento del corpo di Domenico Gargiulo

L'avrebbero giustiziato per poi fare ritrovare il corpo, per lanciare un messaggio. Si dovrà attendere l'autopsia per stabilire le cause della morte con certezza, ma dalle prime analisi Domenico Gargiulo, "sicc ‘e penniell", sarebbe stato ucciso con un colpo di pistola alla testa. Il cadavere presentava un foro all'altezza della nuca, che potrebbe essere stato causato da un proiettile di piccolo calibro, esploso da distanza ravvicinata. Ovvero: una esecuzione. Il corpo era nel cofano di una Ford C Max parcheggiata in via Zuccarini, nel rione Don Guanella, quartiere Scampia; l'automobile era stata rubata alla fine di agosto, forse proprio per farne una bara per Gargiulo.

Il corpo trovato nel bagagliaio di un'automobile

Sicc ‘e penniell mancava da casa da qualche giorno, alla fine della settimana scorsa la moglie ne aveva denunciato la scomparsa. Forse era stato rapito in strada, o forse si era recato a un appuntamento con quelli che sarebbero diventati i suoi assassini. Perché, in questo punto delle indagini in cui il movente e le circostanze sono ancora fumose, quello che resta un punto fermo su cui lavorare è che il ragazzo è stato ucciso. Inizialmente si era parlato di un'overdose, anche se gli investigatori che da tempo lavorano sul territorio sono sicuri che Gargiulo non facesse uso di stupefacenti.

Il cadavere era stato chiuso nel cofano, con la testa avvolta in un asciugamano. Lo hanno fatto ritrovare con una telefonata anonima ai centralini della Questura. Non aveva evidenti segni di violenza: niente sangue, niente fori di pistola, tanto che si era ipotizzato che fosse stato strozzato. Fin quando una lesione è stata trovata sulla testa e, anche in mancanza di sangue, potrebbe indicare il modo in cui è stato ucciso, probabilmente con un proiettile di piccolo calibro che, conficcandosi nel cranio e rimanendo dentro, sarebbe stato difficile da individuare.

Gargiulo sfuggito all'agguato che costò la vita a Lino Romano

Domenico Gargiulo si era fatto tatuare una data, 15 ottobre 2012. Era il giorno in cui sarebbe dovuto morire. Quando, in piazza Marianella, i killer degli Abete-Abbinante-Mennella lo aspettarono per ucciderlo perché vicino ai "girati" della Vanella Grassi, quelli che erano tornati a parteggiare per i Di Lauro. Avrebbero dovuto attendere un sms di conferma, il segnale che sicc ‘e penniell era per le scale, ma video un ragazzo uscire dal palazzo e aprirono il fuoco. Fu uno scambio di persona: Salvatore Baldassarre, reo confesso, uccise Lino Romano, 30 anni, appena uscito da casa della fidanzata Rosanna, che di camorra, malavita, Di Lauro e Scissionisti aveva sentito parlare solo al televisore.

Il collegamento con l'agguato sull'Asse Mediano

Le indagini per la morte di Gargiulo sono condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, segno che le piste seguite dagli inquirenti vanno verso i contrasti nel mondo della criminalità organizzata. In particolar modo, si indaga nell'area nord, dove si sarebbero riaperti i contrasti tra i clan. Quello di Domenico Gargiulo potrebbe essere legato all'agguato in cui è stato ucciso Giuseppe Sorrentino, freddato dai sicari poco più di 24 ore prima del ritrovamento del corpo sull'Asse Mediano mentre era alla guida in automobile, ma anche su questo si dovrà attendere l'esito dell'autopsia: la data della morte di Gargiulo non è stata ancora stabilita e non è quindi possibile ipotizzare se il suo omicidio sia la risposta a quello di Sorrentino o viceversa.

Di certo, entrambe le vittime sono ritenute vicine agli ambienti criminali della periferia nord di Napoli: Sorrentino è indicato dagli inquirenti come elemento di spicco degli Scissionisti, con interessi sul traffico di droga delle Case Celesti, gestito dai gruppi criminali a cui risulta affiliato Gargiulo.