Si è tenuto ieri il vertice convocato dal vice presidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola con i rappresentanti delle 5 province della Campania e le società provinciali di gestione dei rifiuti. Al centro del lungo incontro lo stop dell'inceneritore di Acerra dal mese di settembre per 45 giorni che fermerà lo smaltimento dei rifiuti in tutta la Regione. Dopo settimane in cui si è parlato della realizzazione dei siti di stoccaggio provvisori la vera novità riguarda il conferimento dei rifiuti all'estero per il periodo di fermo dell'impianto gestito da A2A. Un piano che potrebbe, mai condizionale fu più d'obbligo, scongiurare la crisi rifiuti.

Città Metropolitana di Napoli manda all'estero 50 mila tonnellate

Ci sono 75 mila tonnellate di rifiuti da smaltire durante il periodo di fermo dell'inceneritore di Acerra, secondo i calcoli dell'ufficio flussi della Regione Campania. Il tema che fa tremare i polsi agli amministratori campani da più di un mese è: dove andranno questi rifiuti?
Dopo le barricate alzate dai comitati e da alcuni Sindaci rispetto alla possibilità di realizzare dei siti di stoccaggio provvisori in aree già attrezzate per accogliere i rifiuti, e la rimarcata volontà espressa dal governatore Vincenzo De Luca di realizzare i siti con o senza consenso, la novità arriva dalla Città Metropolitana di Napoli. Al tavolo in Regione erano presenti gli amministratori della società provinciale SapNa, il capo di gabinetto di Città Metropolitana Pietro Rinaldi e il Direttore Generale dell'ente Pino Cozzolino, che hanno illustrato l'aggiudicazione delle gare per il trasporto all'estero dei rifiuti per un totale di 50.000 tonnellate. Si tratta di due gare, una da 10 mila tonnellate già sottoscritta e l'altra da 15 mila tonnellate che si sottoscriverà nei prossimi giorni, tutte e due le gare sono rinnovabili e quindi porteranno ad un esportazione dei rifiuti verso gli impianti del Nord Europa per circa 50 mila tonnellate da agosto fino a dicembre. Questo sbocco darà la possibilità di svuotare costantemente i piazzali degli STIR della provincia di Napoli (gli impianti di Caivano, Giugliano e Tufino) dove saranno accumulati i rifiuti durante il fermo dell'inceneritore. Si calcola che in media partiranno 3 navi alla settimana da Napoli, per un totale di 9mila tonnellate a settimana. In questo modo si farà continuamente spazio nei piazzali degli STIR per contenere le balle dei rifiuti. La Regione Campania per parte sua sta lavorando sulla A2A, l'azienda che gestisce l'inceneritore di Acerra, per far prendere in carico alla multiutility una quota dei rifiuti non smaltiti ad Acerra. Per ora la società ha accordato l'esportazione in altri impianti di 18 mila tonnellate di rifiuti, ma dalla Regione Campania sono fiduciosi sulla possibilità di far aumentare la quota in carico alla società lombarda. Un piano, quello emerso dalla riunione, che è ancora da definire nei dettagli, ma che consentirebbe di ridurre al minimo la necessità di siti di stoccaggio provvisori.

Siti di stoccaggio come ultima ipotesi in provincia di Napoli

Il piano per evitare che Napoli e la Campania vengano sommerse dai rifiuti, c'è da dirlo, ha un equilibro molto fragile. Infatti il problema sarà quello di sincronizzare i processi di produzione delle balle negli impianti STIR e lo svuotamento dei piazzali degli stessi verso le 3 navi che partiranno ogni settimana, a cui va aggiunta la quota presa in carico da A2A, per far costantemente spazio alle nuove balle. Un'impresa niente affatto semplice in un ciclo dei rifiuti come quello della Regione Campania che ha dimostrato più volte le sue fragilità estreme, basta davvero un granello di sabbia per inceppare il tutto e ritrovarci con i rifiuti nelle strade. Fatto sta che al momento resta il solo piano sul tavolo che consentirebbe la ricorso minimo ai siti di stoccaggio provvisori. L'ipotesi, confermata anche da una nota della Regione Campania, è quella di ottimizzare "la sequenza fabbisogno di conferimento/evacuazioni per contenere tempi ed ammontare degli stoccaggi, con riferimento agli Stir di Tufino, Caivano, Giugliano". Potrebbe dunque essere necessario creare dei siti di stoccaggio molto più piccoli di quelli da 20 mila tonnellate ipotizzati qualche settimana fa, in modo da essere sicuri che anche in caso di intoppo nella sequenza tra produzione delle balle ed evacuazione via nave, si possa avere una valvola di sfogo per evitare la crisi. Questo almeno per la provincia di Napoli che grazie alle gare di Città Metropolitana, avrà lo sfogo verso l'estero. Luigi de Magistris, Sindaco Metropolitano, ha incontrato i comitati lunedì scorso, promettendo il massimo impegno per evitare la realizzazione di siti di stoccaggio provvisori sul territorio metropolitano. Il prossimo passaggio saranno le riunioni degli enti d'ambito della provincia di Napoli, (area nord, centro e sud dell'area metropolitana) che si terranno il prossimo 30 luglio, in cui si valuteranno i dettagli del piano e la possibilità di ulteriore ottimizzazione.

Stop alla lavorazione delle ecoballe, criticità a Benevento

Attualmente gli impianti STIR vengono utilizzati anche per la lavorazione delle ecoballe dell'emergenza rifiuti di 15 anni fa che devono essere spediti all'estero nell'ambito del piano della Regione Campania e del governo nazionale. In attesa della costruzione dei nuovi impianti a Giugliano e Caivano, è sugli attuali STIR che pesa, come mole di conferimento dei rifiuti, la lavorazione delle ecoballe "maledette". Durante lo stop dell'inceneritore di Acerra, la Regione Campania ha assicurato che si fermerà la lavorazione delle ecoballe, per dare la possibilità agli STIR di lavorare a pieno regime per scongiurare l'emergenza. Nel resto della Campania, come rende noto Palazzo Santa Lucia, le province di Avellino, Caserta e Salerno, sono in grado di ottimizzare il loro fabbisogno a partire dello sfruttamento dei piazzali degli STIR attualmente a disposizione. In caso di sofferenza ulteriore saranno le aree di Piano d'Ardine, Santa Maria Capua a Vetere e Battipaglia a far fronte allo stoccaggio di rifiuti. Proprio nella provincia di Salerno, a Battipaglia, sono presenti aree attrezzate da poter usare come sito di stoccaggio. Diversa è la situazione di Benevento, dove l'impianto STIR di Casalduni è fuori uso da mesi. Proprio per questo nella provincia di Benevento andrà individuata quella che la Regione Campania definisce "un'area attrezzata" ma che più banalmente è un sito di stoccaggio provvisorio dei rifiuti, per fare fronte al fabbisogno della provincia sannita.

Il Ministro Costa: "Pronti ad intervenire ma la competenza è di De Luca"

Fino ad ora ad affrontare la crisi si sono ritrovate le istituzioni locali con il governo che è rimasto sullo sfondo. Mentre per l'emergenza rifiuti della città di Roma, il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, era sceso in campo per mediare tra la Sindaca Virginia Raggi e il governatore Nicola Zingaretti, sulla Campania non si era ancora espresso. "Sono a disposizione, se trovo possibilità per portare i rifiuti all'estero darò il mio supporto – ha detto il Ministro dell'Ambiente, che però ha precisato – la competenza resta della Regione Campania, De Luca sapeva dello stop all'inceneritore da almeno un anno, non si può arrivare a fine luglio e cercare come un rabdomante un luogo dove deporre 70 mila tonnellate di rifiuti". "Diamo una mano – ha ribadito Costa – ma la competenza resta ad altri, se qualcuno non ha fatto quello che doveva per 12 mesi ne risponderà".

Il prossimo passaggio dunque sarà quello del 30 luglio quando si incontreranno gli enti d'ambito dei Comuni della provincia di Napoli. Successivamente sarà la Regione, presso cui sono definite le competenze in materia, a mettere la parola definitiva sul piano per evitare la crisi.