Antonio Genidoni andrà al carcere duro. Il boss dell'omonimo cartello Genidoni-Esposito della Sanità è detenuto dal 25 luglio 2017, quando fu arrestato mentre ai domiciliari a Milano con le accuse di essere uno dei protagonisti dei feroci scontri tra il suo clan e quello dei Vastarella per la conquista dell'illecito nel rione Sanità. La notifica è del cambio del regime carcerario è arrivata pochi giorni fa, nei prossimi giorni il giovane boss, 31 anni, figliastro del capoclan Pierino Esposito, sarà trasferito nel reparto di massima sicurezza del 41 bis del penitenziario di Tolmezzo, in provincia di Udine, dove già si trova detenuto. Le accuse sono relative alla "strage delle Fontanelle", quando un commando mise a segno un raid davanti al circolo ricreativo dove si riunivano alcuni affiliati ai Vastarella; per quell'episodio sono finiti alla sbarra anche Addolorata Spina e Vincenza Esposito, madre e moglie di Antonio Genidoni, Alessandro Daniello e Emanuele Esposito. Era il 22 aprile 2016, un venerdì sera. I killer spararono nel mucchio, tra le persone che erano davanti alla porta di ingresso. Secondo gli inquirenti si trattò di una vendetta per gli agguati in cui vennero uccisi Pietro Esposito, detto Pierino, e suo figlio Ciro Esposito, detto ‘o spagnuolo, nel 2015. Nella strage delle Fontanelle furono uccisi Giuseppe Vastarella, 42 anni, e il cognato Salvatore Vigna, 41 anni.

Pochi giorni dopo, il 7 maggio, un altro duplice omicidio. Questa volta a Marano: vennero uccisi Giuseppe Esposito e il figlio Filippo, freddati mentre erano nella loro officina nei pressi del mercato ortofrutticolo. Il ragazzo aveva un vecchio precedente per rapina, il padre era incensurato. Erano il padre e il fratello di Emanuele Esposito, il ragazzo che due giorni dopo sarebbe stato fermato con l'accusa di avere fatto parte del commando della duplice omicidio alla Sanità.

Dopo la strage delle Fonantelle scomparve dalla circolazione Raffaele Cepparulo, che la fedeltà a Genidoni la mostrava coi tatuaggi sul petto: tra pistole e scritte con le lettere fatte da pistole e bombe a mano, aveva il nome del clan sul torace, il soprannome del figlio di Pierino giusto alla base del collo. I killer lo scovarono a Ponticelli, in un circolo ricreativo. Era il 7 giugno 2016. Nell'inferno di piombo scatenato per ammazzare "Ultimo" morì anche Ciro Colonna, un ragazzo di 19 anni, incensurato e con nessun legame con la criminalità; inizialmente si pensò che fosse un guardaspalle del boss dei Barbudos, ma poi la verità venne fuori: nella fuga si era abbassato per raccogliere gli occhiali, ma i sicari credettero che stesse recuperano una pistola e, senza conoscerlo e senza pensarci due volte, gli spararono.