“Sono uscita dal coordinamento nazionale di Dema. Il mio impegno nel sociale è iniziato 20 anni fa, molto prima di quello politico e voglio farlo di più adesso. Non sono mai stata legata a ruoli o funzioni politiche, ma ho sempre cercato di dare un contributo concreto per le politiche sociali e la città. Se non c'è questa possibilità, non ha senso restare”. È chiara Roberta Gaeta, già assessore del Comune di Napoli nelle giunte de Magistris dal 2013 con le importanti deleghe al Welfare. Gaeta ha lasciato l'amministrazione arancione con l'ultimo rimpasto dello scorso novembre. A sostituirla la collega Monica Buonanno. Gli ultimi mesi sono stati segnati per Gaeta dal ritorno all'attività professionale nel sociale. Fino alla decisione di uscire dal coordinamento del partito del sindaco, ma senza lasciare la tessera Dema. “Non farò mai mancare il mio sostegno alla città e all'amministrazione”, assicura. E sull'ipotesi di una candidatura alle regionali dice: “Non lo escludo”. Venerdì, intanto, sarà ospite, assieme ad altri esponenti politici, a un'iniziativa politica dell'ex parlamentare Nello Formisano, organizzata da Demos in via Medina. L'uscita dal Coordinamento Dema di Roberta Gaeta segue quella del presidente della V Municipalità Paolo De Luca, avvenuta a fine 2019.

Perché ha deciso di uscire dal Coordinamento nazionale Dema?

“La mia non è una distanza rivendicativa, anzi. Io credo mi siano stati dati due grandi privilegi: essere assessore al Welfare di una grande città, con tante complessità, e di averlo potuto fare in modo libero. Però servono le condizioni. Se non ci sono più, preferisco fare un passo indietro".

Perché non ci sono più le condizioni, cosa è cambiato in Dema?

“Si stanno portando avanti delle politiche, anche condivisibili, ma credo di poter essere più utile continuando il mio impegno civico”.

Ha deciso di lasciare anche la tessera Dema?

“Siamo a inizio anno e non si sono sottoscritte ancora le nuove tessere. Ma non farò mai mancare il mio sostegno alla città e quindi all'amministrazione. Poi si vedrà”.

Tra le ultime scelte del sindaco per rilanciare l'attività amministrativa, soprattutto nelle partecipate, ci sono state le nomine di Maria De Marco ad Asìa e Remo Minopoli alla Mostra d'Oltremare. Cosa ne pensa?

“Ho sempre espresso le mie valutazioni alle persone direttamente interessate. Non voglio dare giudizi da fuori. Credo, comunque, che il sindaco abbia fatto le sue scelte in maniera legittima”.

Il 10 gennaio sarà all'iniziativa di Demos di Nello Formisano. È un segnale di avvicinamento ai centristi?

“Ho sempre dialogato con tutti in questi anni. Sono stata molto ferma e consapevole della mia posizione, ma anche aperta. Sono stata invitata per un saluto assieme ad altri. Non certo per posizionarmi e ho interesse per chi parla dei miei temi. Credo che l'Italia abbia perso di vista alcuni valori fondanti della società come la solidarietà, non intesa come assistenzialismo, ma come vicinanza, conoscenza, costruzione di reti”.

Si candida alle regionali?

“Non escludo niente, ma è ancora prematuro. So di sicuro, però, che l'impegno sociale e civico si può portare avanti. In 6 anni e mezzo siamo riusciti a costruire un sistema trasparente. In questi mesi ho continuato senza fermarmi il mio impegno per il sociale. Poco tempo fa abbiamo presentato un lavoro con l'Istituto Toniolo per i figli separati: una ricerca presentata alla Bibilioteca Nazionale. Stiamo lavorando al Manifesto della Salute al quale Napoli ha aderito”.

A cosa si sta dedicando adesso?

“Ho ripreso le mie attività professionali, a cominciare dalla ricerca nei settori dell'infanzia e dell'adolescenza. Per 6 anni e mezzo mi sono concentrata sul mio ruolo istituzionale, perché la città ne aveva bisogno. Nei primi anni abbiamo messo mano a progetti importanti, abbiamo rivoluzionato i servizi, fatto denunce. Io stessa sono andata in tribunale per la costituzione di parte civile in una causa nel servizio infanzia. Abbiamo messo le mani nelle politiche sociali per restituire un sistema pulito, trasparente, che avesse poi delle regole, ma che fosse accessibile alle persone. E questo è quello che mi hanno restituito le persone in questi due mesi: mi hanno scritto e invitato ad eventi, riconoscendo che pur con scarse risorse e tra tante difficoltà ho dato una risposta e sempre ascoltato e accolto tutti”.

Le politiche sociali i sono state oggetto di tanti tagli, qual è il bilancio di questi anni a Palazzo San Giacomo?

“Io ho sempre lavorato in squadra e ho avuto dirigenti, funzionari e assistenti sociali che hanno creduto nel progetto. Condividere un progetto anche con scarse risorse dà la possibilità di rispondere alle persone. Noi abbiamo in questi anni rilanciato le politiche sociali, con tantissimi servizi, utilizzando fino all'ultimo centesimo delle risorse che ci venivano date a livello nazionale, regionale ed europeo. Abbiamo ereditato nel 2010 un Comune commissariato dal punto di vista sociale. Negli anni abbiamo strutturato un servizio apprezzato a livello nazionale. Siamo stati i primi in Campania a presentare l'ultimo Piano di Zona. Continuo ancora a sentire l'Anci nazionale e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali che ci ha riconosciuto un ruolo importante ai tavoli. In questi anni ho fatto gli audit in Senato per il reddito di cittadinanza, abbiamo preparato gli emendamenti, partecipato ai tavoli. Io ero rappresentante per infanzia, adolescenza, reddito di inclusione e di cittadinanza. Napoli ha svolto un ruolo importante. Proprio perché i soldi erano pochi e le risorse umane pochissime, è stato necessario fare un lavoro attento e responsabile”.