Valentina Casa e Tony Essobti Badre
in foto: Valentina Casa e Tony Essobti Badre

Il piccolo Giuseppe Dorice è stato afferrato per il collo, tenuto fermo mentre provava a difendersi e preso a bastonate sulla testa fino a "interrompere le fibre nervose del cervello". Portandolo, cioè, prima al coma e poi alla morte. "Una violenza brutale", che era toccata anche alla sorellina, di un anno più piccola, pure lei presa per il collo e sollevata e colpita con un manico di scopa, con accanimento. Entrambi massacrati, il bimbo fino alla morte. La successione di eventi di quel 27 gennaio scorso, nella casa degli orrori di Cardito, in provincia di Napoli, è stata ricostruita oggi nel corso del processo che si sta tenendo davanti alla Terza Corte di Assise (presidente Lucia La Posta) del Tribunale di Napoli. Sono stati ascoltati il medico legale Nicola Balzano, teste dell'accusa (pm Paola Izzo), che ha esaminato il corpo di Giuseppe, e il pediatra Attilio Mazzei, che ha visitato la sorellina.

Tony Essobti Badre e Valentina Casa sotto processo

Imputati nel procedimento sono la madre dei piccoli, Valentina Casa, e il compagno di lei, Tony Essobti Badre; la donna è accusata di comportamento omissivo, mentre Badre risponde di omicidio nei confronti di Giuseppe e tentato omicidio verso la sorellina. Sotto lo sguardo impassibile di Badre e gli occhi assenti di Casa, entrambi presenti al processo e dietro le sbarre ma divisi, il medico legale ha ricostruito quello che era successo nella casa di Cardito quel 27 gennaio 2019, quando entrambi i bambini, e per l'ennesima volta, furono massacrati.

Giuseppe strozzato e preso a bastonate

Giuseppe, ha spiegato Nicola Balzano, ha anche tentato di difendersi ma, a 8 anni, avrebbe potuto fare ben poco per liberarsi da quella presa. E, mentre era bloccato, sono arrivate le botte alla testa, sferrate con un manico di scopa. Un pestaggio selvaggio, che ha "determinato una condizione incompatibile con la vita", "per traumi che hanno determinato l'interruzione delle fibre nervose del cervello", causando "il coma e poi la morte". Il medico ha sottolineato più volte che il piccolo è stato oggetto di "una violenza brutale".

La sorellina di Giuseppe: "Sono contenta, si farà 10 anni di galera"

Il pediatra Attilio Mazzei ha definito la sorellina di Giuseppe "una tela dipinta con la violenza". In conseguenza delle percosse era stata ricoverata al Santobono, dove è arrivata sfigurata in volto. Il medico l'aveva visitata circa 72 ore dopo. "È stata presa per il collo e sollevata – ha detto, rispondendo alle domande del pm – come in un tentativo di strozzamento che, se prolungato, l'avrebbe potuta uccidere. È stata presa a calci e colpita con un oggetto compatibile per forma con un manico di scopa, con colpi da sinistra verso destra e viceversa, con accanimento".

La piccola era così terrorizzata che, durante il colloquio, aveva anche messo in guarda il pediatra che le stava chiedendo di quelle violenze perpetrate per settimane tra le mura domestiche. "Ora stai attento – le aveva detto, ha riferito il medico – potrebbe fare del male anche a te". Quando poi Mazzei le aveva chiesto cosa avrebbe potuto renderla felice, aveva risposto: "Ora lo sono, perché adesso si fa dieci anni di galera".