È stata annullata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Maria Licciardi, irreperibile dalla notte del 26 giugno, quando è scattato il blitz delle forze dell'ordine contro l'Alleanza di Secondigliano: misure cautelari per 126 persone, 86 delle quali destinate al carcere. La "piccerella", considerata ai vertici del cartello criminale, aveva fatto perdere le sue tracce e pochi giorni la Direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva emesso il decreto di latitanza. L'ordinanza è stata annullata dalla dodicesima sezione del Riesame del Tribunale di Napoli.

Maria Licciardi, 68 anni, era l'unico elemento di vertice sfuggito alle manette e da quella notte carabinieri, polizia e guardia di finanza avevano proseguito le ricerche, ma senza risultato; tra le ipotesi, la possibilità che la donna fosse stata avvisata dell'imminente blitz e che abbia potuto quindi allontanarsi in tempo dalla Masseria Cardone, a Secondigliano.

Del resto, le indagini avevano provato che il cartello criminale già in passato aveva evitato arresti grazie a contatti con le forze dell'ordine e, nel 2014, era venuto a sapere in anticipo dell'emissione di una ordinanza per 90 persone grazie alla parente di un affiliato, che lavorava proprio nell'ufficio Gip del Tribunale di Napoli.

La "piccerella", difesa dall'avvocato Dario Vannetiello, è considerata a capo del clan che fu guidato dal fratello, Gennaro Licciardi detto "‘a scigna", ed è stata condannata già nel 2003 e nel 2007 in quanto boss di camorra e nel 2000 compariva nell'elenco dei latitanti più ricercati d'Italia.

Oggi la cosca che fa capo a lei rappresenta uno dei gruppi criminali più potenti di Napoli: composto dall'alleanza tra i Licciardi, i Contini, i Bosti e i Mallardo, il gruppo criminale aveva ramificazioni in tutta la città e addirittura il clan Contini era ben infiltrato nell'ospedale San Giovanni Bosco, che aveva trasformato in una propria "sede sociale", gestendo anche le prestazioni ospedaliere.