“Meglio vivere 20 anni da Re che 50 da schiavo”. È la frase che Antimo Giarnieri, il ragazzo di 18 anni ucciso due giorni fa a Casoria, scriveva sulla sua pagina Facebook due anni fa, prima di andare a dormire. Parole che oggi sembrano agghiaccianti. La vita di Antimo si è spezzata purtroppo prima di arrivare a 20 anni. Strappata via dalla ferocia del killer che gli ha esploso contro 7 colpi. Ucciso come un boss, anche se a 18 anni era solo un ragazzo con tutta la vita davanti, ma con sogni e miti forse diversi da quelli di molti suoi coetanei. La morte del giovane, sulla quale sta indagando la Direzione Distrettuale Antimafia, è ancora avvolta dal mistero. Si indaga in tutte le direzioni.

Antimo era incensurato, ma era parente diretto di un uomo considerato affiliato al clan dei Casalesi. Si tratta del fratello Vittorio, 27 anni, arrestato nel giugno del 2017 assieme ad altre quattro persone. Nel 2019, proprio Vittorio Giarnieri, venne condannato dalla Corte di Appello di Napoli a 7 anni e 4 mesi e si trova ancora oggi in carcere.

Ma questo al momento non basta certo a spiegare la ferocia con cui è stato ucciso il diciottenne Antimo, incensurato ma giustiziato come un boss: sette i colpi esplosi, con chiara volontà dunque di uccidere. Anche la dinamica sembra quella tipica dell'agguato camorristico: stando a quanto ricostruito finora, attorno alle 22 di mercoledì 8 luglio un'automobile con a bordo i killer è arrivata nella terza traversa di via Castagna, a Casoria, dove si trovavano Antimo Giarnieri ed alcuni amici: uno dei killer è quindi sceso mentre l'altro restava al volante, ed ha sparato sette colpi, colpendo il giovane ed un'altra persona, per poi dileguarsi.

Il giovane è morto per le ferite riportate mentre veniva portato in ospedale, mentre l'altro amico, neanche 17enne, è rimasto solo ferito. Si indaga in tutte le direzioni per capire cosa abbia generato questo omicidio efferato di un giovane appena diciottenne ed incensurato.