Enzo Gragnaniello e Mia Martini
in foto: Enzo Gragnaniello e Mia Martini

La Mia Martini di Enzo Gragnaniello raccontata a Fanpage.it in una lunga e bella intervista ha un tratto fondamentale che contraddistingue la ‘seconda fase' della vita artistica di "Mimì", quella della rinascita dopo un assurdo ostracismo generato anche da maldicenze sul suo conto.  Gragnaniello dice chiaramente che nessuno con lui aveva mai parlato di cose del genere: "Se mi avessero detto una cosa del genere l‘avesse pigliate ‘a paccheri", li avrei presi a schiaffi.

E racconta del primo incontro con Mia Martini, anni prima della più nota canzone con Roberto Murolo, la celebre "Cu ‘mme": «Quando la sentii cantare rimasi di sasso, tornai a casa subito dopo averla conosciuta meglio e scrissi "Donna", un momento importante per entrambi, fu quella canzone che le permise di avere il contratto con la Fonit Cetra che poi successivamente la mandò a Sanremo».

Correva l'anno 1985 quando Mimì, sorella di Loredana Bertè, arrivò a Napoli e conobbe Enzo Gragnaniello, ex scugnizzo dei Quartieri Spagnoli, voce graffiata e testi sofferti: «Lei stava veramente giù, anche a livello fisico, espressivo, non so: venne a casa mia con i due impresari, le cucinai pasta e fagioli con i frutti di mare e lei cominciò a ridere. Noi napoletani abbiamo quella caratteristica di sdrammatizzare tutto, di esorcizzare e lei si innamorò di tutto questo. L'auspicio di Gragnaniello è quello di un "secondo tempo", di un secondo film che racconti la rinascita di Mimì: «Io lo sapevo che prima o poi la verità sarebbe venuta fuori. Il film si è ridotto a quello che hanno voluto far sapere. Quegli anni  credo siano stati tra i migliori della sua vita, tutto questo non è stato raccontato, a loro interessava la parte grigia, nera, spero che faranno un secondo tempo, almeno».