Da San Giovanni a Teduccio a Giugliano, per spostare un grosso carico di cocaina marchiata “Cristiano Ronaldo”. Mentre stava arrivando a destinazione, però, il corriere della droga si è visto affiancare da un'altra automobile: paletta e sirena, era la Polizia. Ha provato a scappare, ma l'inseguimento è durato poco: erano lì per lui, sapevano con quale macchina stesse arrivando e, soprattutto, cosa aveva nel cofano.

Antonio Niglio, 23 anni, è stato arrestato ieri, 19 marzo, dagli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato. Indagando su un traffico di sostanze stupefacenti i poliziotti, guidati dal dirigente Luigi Rinella, erano riusciti a ricostruire il percorso che avrebbe fatto il corriere, dal quartiere alla periferia di Napoli est fino al paesone poco oltre Napoli nord.

Così si sono appostati e lo hanno aspettato. Nel pomeriggio hanno visto arrivare la Fiat Panda del ragazzo, si sono lanciati all'inseguimento e, in via Nuova Sant'Antonio, gli hanno sbarrato la strada e lo hanno costretto a fermarsi. Il “tesoro” era custodito nel bagagliaio: 14 chilogrammi di cocaina pura, suddivisa in 13 involucri chiusi con un nastro adesivo bianco su cui era impressa, in verde e in rosso, la scritta CR7, proprio come l'acronimo che identifica Cristiano Ronaldo. Ovviamente il popolare calciatore non c'entra nulla con gli stupefacenti, tantomeno con la camorra: la scelta di usare quella sigla si colloca nella scia dei marchi famosi che vengono utilizzati dai pusher per identificare partite di stupefacenti, per segnalare la qualità e distinguerle. In questo caso la partita di droga ancora purissima è stata associata al nome di quello che oggi è probabilmente il calciatore più famoso (e quindi di qualità) al mondo.

La droga, ancora da tagliare, sarebbe stata usata per ricavare almeno una cinquantina di chili di cocaina da vendere nelle piazze di spaccio, circa 100mila dosi che avrebbero portato nelle casse della malavita organizzata un tesoro di 2,5 milioni di euro. Niglio, che ha precedenti di polizia, è stato arrestato e condotto nella casa circondariale di Poggioreale.