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Napoli, presi i ladri della Circumvesuviana che comunicavano in codice

La Polfer di Napoli ha arrestato 8 persone, accusate di far parte di un gruppo di borseggiatori che erano diventati il terrore della stazione Garibaldi della Circumvesuviana: organizzati e con ruoli ben definiti, tra di loro comunicavano in parlesia per non farsi capire dagli altri e allontanavano altri ladri che provavano ad entrare nel “loro territorio”.
A cura di Nico Falco
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immagine di repertorio
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Baitavano i turisti, sfilavano ‘o pantofolo senza farsi vedere da ‘o mellone e dalla nerissima e, dopo aver fiorato, si allontanano dal currente e si dividevano fiale e cartoline. Ovvero: osservavano la vittima, sfilavano i portafogli stando attenti alle forze dell'ordine e si allontanavano dal treno con banconote e carte di credito. Quella sgominata dalla Polfer del Compartimento di Napoli era una banda organizzata, con ognuno il proprio ruolo, che oltre a spartirsi i compiti avevano anche messo a punto un linguaggio particolare, mutuato dall'antica parlesia, per evitare di farsi capire da chi era estraneo al gruppo.

Gli agenti hanno dato esecuzione a una ordinanza cautelare emessa dal gip di Napoli per 8 persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati. Le indagini dei poliziotti ferroviari hanno accertato che gli otto indagati avevano formato un gruppo stabile e organizzato, che aveva scelto come territorio di caccia la stazione della Circumvesuviana di piazza Garibaldi. Il "possesso" del territorio era così netto che qualsiasi altro ladruncolo che si avvicinasse veniva subito allontanato, anche con la forza.

I ruoli della banda di ladri della Circumvesuviana

Gli indagati si erano spartiti i ruoli nell'ambito di uno schema preciso. Al vertice, a organizzare i colpi, c'erano i registi Vincenzo Trinchella e Luciano Bottone, 58 e 57 anni, destinatari di custodia cautelare in carcere. Dei furti materialmente si occupavano invece Ciro Barattolo, 57 anni, Mario Palumbo, 60 anni, Salvatore D'Angeli, 45 anni e Vincenzo Di Paolo, 72 anni, tutti napoletani, insieme a Nouradine Razibouine, 48 anni, algerino, e Mahadi Sidirachid, 41 anni, marocchino; per tutti sono stati disposti gli arresti domiciliari. Nel caso uno di loro non potesse partecipare ai colpi, perché malato o detenuto, erano gli altri a "tassarsi" per destinargli una quota del bottino.

Dopo aver controllato la zona, uno dei registi dava il via libera agli altri al telefono. I borseggiatori circondavano la vittima mentre saliva sul treno della Circumvesuviana e la derubavano; il ladro rimaneva a quel punto sulla banchina, consegnando la refurtiva immediatamente a un'altra persona che faceva da "appoggio", oppure proseguiva fino alla prima fermata, dove veniva raggiunto da un complice in motorino. Le prede preferite erano i turisti, che solitamente girano con più denaro o con carte di credito.

I ladri usavano la parlesia per comunicare tra loro

Per comunicare tra loro, e per non farsi capire da altri, i componenti del gruppo usavano un linguaggio derivato dalla parlesia, l'antica lingua segreta dei musicisti napoletani poi usata anche dalla malavita. Memorabile la scena di "No, grazie, il caffè mi rende nervoso", in cui un criminale si rivolge ad un attonito Lello Arena / Michele Giuffrida dicendo: "‘A rocchia ha saputo da n'asse e renare ca ruie ferlocche hanno fatto biscotto. E tu che fai? ‘o scartiloffista o ‘o scatuozzo?"

Nel caso della banda di borseggiatori della Circumvesuviana "fiorare" significava essere riusciti  nel furto, le "cartoline" e la "fiala" erano le carte di credito e la banconota da 100 euro, "‘o currente" era il treno elettrico e "baitare" significava sorvegliare la zona e le vittime, mentre il portafogli diventava "‘o pantofolo".

Ma c'erano anche modi di indicare le forze dell'ordine: oltre al classico "Madama", la "nera" e la "nerissima" erano la squadra investigativa della Polizia e quella della Polfer, la "Mulignana Vestuta" era la guardia giurata e i "Perepeppè" erano i militari dell'Esercito dell'operazione Strade Sicure; più nello specifico, i borseggiatori si tenevano alla larga da tre agenti della Polfer, che spesso diventavano "uocchie stuorte", ovvero che li guardavano in maniera diffidente: "‘o mellone", "Savastano" (per una vaga somiglianza con l'attore Fortunato Cerlino, che interpreta don Pietro Savastano in Gomorra) e "Strimm" (storpiatura del cognome).

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