Fari puntati della Corte dei Conti sui tabelloni pubblicitari a Napoli. Sul tavolo della Procura contabile regionale, dove è già aperto un fascicolo sulla vecchia gestione dell'ex Elpis, ci finisce anche la mega-transazione tra il Comune di Napoli e la società Clear Channel – concessionaria da quasi 20anni di numerosi impianti pubblicitari cittadini – approvata dalla giunta de Magistris il 27 novembre scorso. I contratti tra la società e il Municipio per l'installazione di centinaia di tabelloni pubblicitari con la doppia funzionalità di arredo urbano e mappe cartografiche di Napoli risalgono al 2002. Avrebbero dovuto avere durata di 9 anni, e quindi sarebbero dovuti scadere nel 2011, ma la decorrenza era fissata a partire dai collaudi delle opere, in realtà mai fatti. Sono scattati invece i ricorsi al Tar, con la società che ha chiesto, tra le altre cose, 13 milioni di risarcimento al Comune, per non aver potuto installare alcuni impianti. Mentre quest'ultimo ha rivendicato la mancata installazione di numerosi arredi urbani. Così, tra incertezze sui tempi di contratto e ricorsi amministrativi, la storia si è protratta praticamente fino ad oggi ed è stata chiusa con una transazione, che di fatto rinnova il rapporto per 5 anni e concede all'azienda la possibilità di installare nuovi tabelloni al led in città, sostituendo quelli normali.

L'associazione Brancaccio: "Pronto esposto in Procura Contabile"

A preparare l'esposto per far luce sulla vicenda l'avvocato Gaetano Brancaccio, dell'associazione Mario Brancaccio, che ha approfondito la vicenda, affiancato dai consiglieri comunali Roberta Giova (La Città) e Diego Venanzoni (Pd): “Con la transazione – spiega Brancaccioviene messa una pietra tombale su tutte le pendenze, si autorizza l'installazione di decine di nuovi tabelloni a led in tutta la città e si prorogano i rapporti con la Clear Channel per i prossimi 5 anni. Il nostro obiettivo – aggiunge – è capire se la transazione sia stata vantaggiosa per la collettività. A nostro giudizio, i vantaggi non si vedono”. Il tutto, mentre anche altri operatori del settore, come l'imprenditore Giuseppe Annigliato, patròn di Monumentando, chiedono al Comune di "fare chiarezza e di predisporre invece un bando pubblico".

Una storia lunga quasi 20anni

Il sodalizio tra Palazzo San Giacomo e la Clear Channel, all'epoca Jolly Pubblicità, inizia nel 2002, quando il Comune, con 3 contratti separati di 9 anni di durata, le affida la concessione della gestione di circa 9.100 metri quadrati di superficie pubblicitaria nella cosiddetta “Zona Rossa” – che comprende i quartieri del centro storico, più appetibili dal punto di vista commerciale – su elementi di arredo urbano.

Si tratta, in pratica di diversi dispositivi, come i tabelloni che si incontrano spesso sul ciglio delle strade e recano su un verso la mappa di Napoli e sull'altro la pubblicità, ma anche paline delle fermate del bus, panchine e altre cose simili. La ditta si impegnava a "fornire, installare e manutenere" queste attrezzature, oltre ad installare 142 posters pubblicitari di 6 metri per 3 al di fuori della Zona Rossa e 28 posters da installare in Zona Rossa, per una superficie complessiva di 12.164 metri quadri.

Una battaglia legale da 13 milioni

Nonostante il buon avvio del progetto, però, insorgono presto delle controversie. Non tutti gli impianti previsti, infatti, vengono installati. La Clear Channel, da un lato, lamenta “l'impossibilità ad effettuare installazioni per la complessiva superficie pubblicitaria” prevista dai contratti, ed evidenzia “ritardi nel procedimento autorizzatorio”, con richieste di risarcimento per 13 milioni di euro. Mentre il Comune controbatte, nel 2015, lamentando “la mancata prestazione di 768 fioriere pubblicitarie, 200 quadri topografici, 159 orologi, 380 transenne pubblicitarie, 10 portali, 72 transenne, 422 dissuasori, 216 cestini portarifiuti, 30 chioschi, nonché la effettuazione di 55 installazioni in contrasto con le prescrizioni della Soprintendenza, che ha determinato l'adozione di un provvedimento di rimozione coattiva per un impianto di via Acton e 54 rimozioni volontarie di impianti, a tutt'oggi non ancora delocalizzati, contestati da Clear Channel”. Nonché la mancata prestazione di altri “8.595 pali, 6.556 lamiere, 7.499 velette per consultazioni elettorali, 2 camion per rimozioni e 127 impianti formato 1×1,4 metri”.

La transazione rinnova di altri 5 anni il rapporto con la società

Per risolvere la disputa con la Clear Channel, allora, il Comune, che nel frattempo ha avviato l'adozione del nuovo Piano Generale degli Impianti Pubblicitari – che dovrebbe regolare il settore delle pubblicità per tutti gli operatori nei prossimi anni – ha disposto una transazione. Grazie al patto, l'azienda avrà confermati molti degli impianti attualmente presenti, eccetto alcuni che andranno rimossi. Alla fine avrà a disposizione una superficie complessiva di 3.150,80 mq. “Sugli spazi oggetto di rimozione – è specificato – il Comune non potrà rilasciare nuove autorizzazioni o concessioni a terzi o al servizio pubbliche affissioni comunali, tranne che in via temporanea”. La Clear Channel potrà sostituire inoltre circa 50 cartelloni con dei tabelloni luminosi a led, attivi h24, che possono proiettare 6 spot al minuto e godrà di uno sconto del 30% sulla tassa di affissione pubblicitaria, senza canone di installazione. I tabelloni pubblicitari non potranno mai essere coperti o oscurati. “Anche in caso di lavori di riqualificazione urbana – è specificato – dovrà sempre essere prevista la presenza degli impianti preesistenti o la delocalzizazione nella stessa via”. No anche alla “presenza, anche temporanea, di chioschi, gazebo e campane differenziata” che possano limitarne la visibilità. In cambio l'azienda si è impegnata alla rinuncia al risarcimento di 13 milioni, alla dismissione di alcuni impianti, alla cessione a costo zero di 142 posters al Comune e di tutte le transenne per 5 anni, e alla possibilità per il Municipio di proiettare gratis messaggi istituzionali, meteo e eventi sui tabelloni al led.

L'iter-lampo dell'accordo: tutto in due settimane

La proposta transattiva, come si evince dagli atti pubblicati sull'albo pretorio del Comune, viene inviata al Comune il 13 novembre scorso. Il 21 novembre il vicesindaco Enrico Panini, dopo una riunione favorevole con gli uffici legali comunali, scrive agli uffici tecnici sollecitando la firma dell'atto, in vista di un'udienza al Tar che si sarebbe dovuta tenere il 4 dicembre e chiede un parere all'avvocatura comunale sulla transazione. Il 26 novembre l'avvocatura dà parere “favorevole”. Tra i punti dirimenti, infatti, c'è la difficoltà di interpretazione, secondo l'avvocatura, “dell'effettiva decorrenza del contratto e della sua durata e efficacia”. I collaudi degli impianti e delle prestazioni previsti dai contratti del 2002, infatti non sono mai stati fatti. Da qui, la difficile previsione di un esito favorevole o negativo per la controversia da parte dell'avvocatura. Il 27 novembre scorso la giunta de Magistris approva la transazione.

La polemica, Giova e Venanzoni: “Fare luce sulla vicenda”

“Ancora una volta – commentano i consiglieri Roberta Giova (La Città) e Diego Venanzoni (PD) – l’Amministrazione comunale dimostra tutta la sua incapacità nel governare e gestire anche i processi più semplici. Ci riferiamo alla recente delibera di Giunta con la quale si dà il via ad un accordo transattivo urgente tra il Comune di Napoli e la Clear Channel Jolly Pubblicità spa. L’obiettivo sembra quello di mettere fine ai diversi contenziosi, nati nel corso degli anni, in tema di pubblicità e pubbliche affissioni. Peccato che nella transazione sia contemplato anche un rinnovo di cinque anni con la società stessa, quindi con vincolo anche per la futura amministrazione, che non si capisce come possa realizzarsi con una semplice transazione e senza il ricorso all’evidenza pubblica".

"Di solito – aggiungono i consiglieri – le transazioni non prevedono rinnovi. L’affidamento di servizi pubblici deve avvenire con una regolare gara di appalto. Ma tutto questo, stranamente, nel Comune di Napoli sembra confondersi. Inoltre, nell’atto deliberativo emerge un altro dettaglio di non poco conto, ossia che dopo il notevole ritardo nell’affrontare la questione, appare singolare un passaggio nel quale pare sia stata la stessa società a preparare la bozza di transazione, quando sarebbe stato opportuno che fosse redatta dagli uffici comunali, proprio per tutelare il più possibile l’interesse pubblico. Emergono invece calcoli irrealistici che non tengono conto delle reali prestazioni fornite dalla società né del corrispettivo effettivamente dovuto. Insomma, si tratta dell’ennesimo atto con cui questa Amministrazione dimostra di predicare bene e razzolare male”.