"Solo che non doveva andar così… non sarà più vita senza il tuo sorriso". È il messaggio d'addio che si legge sugli striscioni che gli amici hanno affisso davanti all'abitazione di Nicholas Di Martino, il ragazzo di 17 anni ucciso nella notte tra domenica e lunedì a Gragnano, in provincia di Napoli. Il giovane era stato accoltellato all'addome e all'inguine, era stato portato in ospedale dal cugino, Carlo Langellotti, 30 anni, anche lui gravemente ferito nella rissa, ma era morto durante il trasporto. Si attende l'autopsia, poi la salma del ragazzo verrà restituita ai funerali per l'autopsia.

Il 17enne è il nipote del boss ergastolano Nicola Carfora, circostanza che aveva portato gli inquirenti a indagare anche nel mondo della criminalità organizzata. Per l'omicidio, e per il tentato omicidio del trentenne, il 27 maggio gli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato di Castellammare di Stabia hanno sottoposto a fermo Ciro Di Lauro, 21 anni, e Maurizio Apicella, 20 anni. Secondo quanto emerso il 17enne sarebbe stato già minacciato di morte nei giorni precedenti, l'ultima volta proprio qualche ora prima dell'aggressione. Il motivo sarebbe stato uno sgarro, la zia avrebbe riferito agli inquirenti di una non meglio specificata "invasione territoriale". Le forze dell'ordine sono sulle tracce di altri componenti del gruppo, almeno 4, anche loro molto giovani.

La rissa mortale era avvenuta intorno alle quattro del mattino del 25 maggio; un'ora dopo, sempre a Gragnano, c'era stato un agguato fallito contro un 21enne, raggiunto da colpi di pistola e ferito a un braccio mentre era in automobile; su questo secondo episodio le indagini sono affidati ai carabinieri, per le forze dell'ordine i due episodi potrebbero essere collegati: la vittima è ritenuta legata ai giovani del clan Di Martino e della famiglia Apicella di Gragnano.