Un agguato in pieno giorno, in una brulicante di persone, con un killer che si è allontanato dalla motocicletta per parecchi metri e ha sparato numerosi colpi rischiando di fare una carneficina. Una dinamica che sa di camorra, ma al tempo stesso presenta diversi interrogativi: è un modo di fare anomalo, che farebbe pensare che chi ha premuto il grilletto non sarebbe un sicario esperto o che, al contrario, fosse troppo sicuro di sè. Particolari che sono sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, che indagano a 360 gradi per fare luce sul ferimento di Salvatore Nurcaro, raggiunto da diversi proiettili tra torace e gola e ricoverato in gravissime condizioni. Era lui il reale obiettivo di quell'agguato, che però ha portato anche a due vittime  innocenti: una donna di 50 anni, colpita di striscio a un gluteo, e la nipotina di 4 anni, Noemi, centrata da una pallottola vagante che le ha trapassato entrambi i polmoni: è ricoverata all'ospedale Santobono, attaccata a un ventilatore meccanico che le permette di respirare, le sue condizioni sono stabili ma restano gravissime. Sullo sfondo, una camorra liquida, che ha perso la struttura verticistica e si sta plasmando sullo stile delle gang sudamericane, dove le alleanze si fanno e si disfano solamente a colpi di pistola o sull'affare immediato e veloce, sulla partita di cocaina da far arrivare e da vendere. Senza progettualità, senza lungimiranza sul reinvestimento. Tutto e subito, anche se dovrà durare poco. L'agguato in piazza Nazionale, col killer che spara tra la folla, è l'ulteriore dimostrazione del rapido cambiamento che sta stravolgendo la malavita organizzata napoletana e che la sta allineando allo stile delle gang sudamericane che si sono già viste in altre parti d'Italia.

Il video ripreso dalle telecamere

Si parte dalla dinamica, registrata dalle telecamere di sorveglianza. In un video si vede il killer che arriva, punta la pistola e spara contro Nurcaro, che si accorge all'ultimo momento della sua presenza e scappa. La seconda ripresa è dietro l'angolo, passa prima la vittima e subito dopo il sicario, pistola puntata davanti a sè, che continua a sparare. E c'è un terzo video, in cui si vede la piccola: è ferita, a terra, muove un braccio. Il killer le passa accanto, quasi la scavalca, sia per inseguire Nurcaro sia, dopo, per scappare. Il primo a soccorrerla è un cameriere, che la porta nel bar; credono sia solo spaventata o che sia caduta scappando, solo dopo si accorgeranno della ferita alla schiena. In quelle immagini si vedono i movimenti dell'uomo che spara. È completamente vestito di nero e ha un casco integrale, ma si nota anche che è goffo, sovrappeso. Gli investigatori studiano il suo modo di camminare, il tragitto che compie, e da quelli cercano di ricavare degli elementi utili per il riconoscimento. Subito dopo l'agguato è partito il pressing asfissiante sui pregiudicati del posto e poche ore dopo c'era già una rosa di sospettati e sono partite le prime "picchiate" alla ricerca di pregiudicati che potrebbero avere avuto un ruolo.

Il raid nel feudo dei Contini

Poi c'è la questione del territorio. Piazza Nazionale è da decenni sotto l'influenza del clan Contini, uno dei più strutturati e solidi della camorra napoletana. Sparare in quel modo nella zona significa rischiare di fare una strage e, soprattutto, attirare le forze dell'ordine, causando il blocco degli affari illeciti. Nurcaro è ritenuto vicino al clan Rinaldi, ma non risulta essere un personaggio di spicco della cosca. Un atto così plateale per ucciderlo può significare che i Mazzarella si sono spinti fin nel feudo dei Contini per continuare la loro lotta contro i Rinaldi, coinvolgendo direttamente la cosca di Edoardo ‘o Romano; che le regole sono saltate, e che i cani sciolti ormai agiscono autonomamente, non calcolando né gli equilibri tra clan né i rischi per la gente; che, infine, il movente potrebbe essere da ricercare al di fuori degli ambienti camorristici, in un regolamento di conti tra criminali, forse per un debito mai ripagato.

I proiettili usati

Uno dei proiettili è stato recuperato dalla Polizia Scientifica. Era a terra, ancora integro. Probabilmente è caduto perché l'arma si è inceppata o perché il killer, forse dimenticandosi di avere già il colpo in canna, ha scarrellato una seconda volta causando l'espulsione del proiettile. È un calibro 9×21, di quelli solitamente usati negli agguati di camorra o comunque negli ambienti criminali.