Oltre tre anni di attesa per conoscere una verità che, qualunque sarà, lascerà un senso di vuoto in tutti quelli che l'hanno cercata. Domani, 7 luglio, potrebbe arrivare a sentenza il processo per l'omicidio di Fortuna Loffredo, la bambina di 6 anni morta il 24 giugno del 2014 dopo essere stata scaraventata nel vuoto dall'ottavo piano di un palazzo del Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli.

Chiesto l'ergastolo per il principale imputato, Raimondo Caputo

Il principale indiziato di un delitto così orribile è il 45enne Raimondo Caputo, detto Titò. Per lui, la procura di Napoli Nord ha chiesto l'ergastolo. Oltre ad aver violentato e ucciso Fortuna, l'uomo è accusato anche di aver abusato sessualmente di due delle tre figlie minori della ex compagna, Mariana Fabozzi, a sua volta accusata di aver coperto queste violenze: per lei il procuratore aggiunto Domenico Airoma e il pubblico ministero Claudia Maone hanno chiesto 10 anni di carcere. Proprio una delle figlie di Fabozzi, amica del cuore di Fortuna, è la testimone chiave del processo: nel corso di un drammatico incidente probatorio tenuto l'estate scorsa ha raccontato cosa è avvenuto il 24 giugno di tre anni fa. Il video del racconto è stato mostrato in aula nel corso di una delle ultime, drammatiche udienze, durante la quale la nonna di Chicca si è scagliata contro Titò.

Le accuse incrociate

Il processo in dirittura d'arrivo presso la Corte d'Assise di Napoli è stato decisamente complicato, ricco di colpi di scena e soprattutto di accuse incrociate. La stessa testimonianza chiave della figlia di Marianna Fabozzi è stata messa in dubbio dalla criminologa Roberta Bruzzone, che in aula ha sottolineato come alcune domande poste alla piccola siano state "suggestive". Le accuse a Titò, comunque, sono state confermate in aula anche da un detenuto compagno di cella di Caputo: la stessa madre di Fortuna, Mimma Guardato, ha sempre puntato il dito contro Caputo e la Fabozzi.

Titò ha invece più volte cercato di addossare le responsabilità della morte di Fortuna sulla ex compagna, accusandola anche di aver ucciso il figlio, Antonio Giglio. Una vicenda analoga a quella di Chicca: Antonio Giglio infatti morì il 27 aprile 2013, a soli 4 anni, dopo essere anche lui precipitato dalla finestra dell'abitazione dei nonni materni al settimo piano dell'isolato 3 del Parco Verde di Caivano, ribattezzato dopo le due tragedie il "Parco degli orrori". Per questo episodio Marianna Fabozzi è tutt'ora indagata.

Per il papà di Fortuna Titò non è il vero colpevole

C'è anche un'altra persona che sostiene che non sarebbe stato Caputo a uccidere Chicca: si tratta del padre di Fortuna, Pietro Loffredo, che ritiene che sua figlia sia stata uccisa da un uomo con cui la mamma di Fortuna aveva avuto una relazione e un bimbo, che vive nello stesso stabile. L'avvocato Angelo Pisani, difensore con il fratello Sergio di Loffredo, ha affermato: "I veri colpevoli dell'omicidio di Fortuna sono ancora liberi, e la rete di pedofili al Parco Verde è sempre attiva, a causa di un altissimo degrado sociale e culturale di cui hanno colpa grave le istituzioni, che non hanno mai fatto nulla. La mia idea è che sia stato ordito un complotto per nascondere i veri responsabili della morte di Chicca. Caputo è però responsabile degli abusi ai danni di una delle figlie della Fabozzi".

Sulla rete di pedofili insiste anche l'avvocato di Caputo, Paolino Bonavita, secondo cui il suo assistito "è solo un capro espiatorio di una situazione su cui la Procura non ha fatto tutti gli accertamenti che avrebbe dovuto e potuto fare. Fortuna – ha aggiunto Bonavita – è caduta vittima di una rete di pedofili attiva al Parco Verde, su cui gli investigatori non hanno effettuato alcun approfondimento".

L'avvocato della mamma di Chicca: "Ci sono gli elementi per una condanna di Caputo"

L'avvocato di Marianna Fabozzi, Salvatore Di Mezza, ha parlato di un "processo con qualche anomalia, come il fatto che la parte civile, il padre di Fortuna, Pietro Loffredo, non si sia associato alle conclusioni del pm sulla responsabilità di Caputo". La sua assistita è comunque tranquilla: "Ritiene che la Corte possa riconoscere la sua innocenza", ha spiegato il legale.

Tranquillo appare anche l'avvocato della mamma di Fortuna, Gennaro Razzino: "La morte di Fortuna è stata caratterizzata da un'omerta diffusa fin dalla fase delle indagini preliminari, che ha reso difficile accertare la verità. Durante il processo ci sono state molte reticenze da parte di testimoni, con gli atti inviati in Procura per falsa testimonianza. Credo che comunque vi siano gli elementi per arrivare ad una condanna di Caputo".