Si attendono gli esiti dell'esame del Dna e si cerca di ricomporre la salma del povero Vincenzo Ruggiero, il 25enne ucciso e fatto a pezzi da colui che lo considerava un rivale in amore, perché ospitato a casa della sua compagna, la donna transessuale Heven Grimaldi. Intanto, sono stati estratti i dati dal telefonino di Ciro Guarente: gli inquirenti dovranno analizzare una grande mole di informazioni che potrebbero aiutare a ricostruire la dinamica dell'omicidio compiuto dal 35enne e dire qualcosa in più sui contatti. La pista dei complici, dopo l'arresto della persona che ha venduto la pistola all'omicida, resta infatti aperta. Qualche settimana fa le indagini, condotte dai Carabinieri di Aversa e coordinate dalla Procura di Napoli Nord, hanno portato all'arresto di un uomo di 51 anni, pregiudicato e residente a Ponticelli, che sarebbe la persona che ha aiutato Ciro Guarente ad uccidere il 25enne Vincenzo Ruggiero, fatto a pezzi proprio in un garage del quartiere di Napoli Est, vendendogli la pistola consapevole dell'omicidio da compiere, e anzi gli avrebbe consigliato anche il modello dell'arma.

Ci sarebbe poi un secondo complice al quale gli inquirenti stanno dando la caccia in questi giorni, mentre Guarente, dal carcere di Poggioreale, parla sporadicamente e chiede di Heven, che ha contribuito all'arresto del compagno offrendo elementi agli inquirenti nei giorni successivi alla scomparsa di Vincenzo. "Sono i comportamenti di un narcisista alla ricerca di approvazione – è il commento della criminologa che assiste la famiglia, Alessandra Sansone – Il quadro psicologico dell'arrestato, per me è piuttosto completo e investe un aspetto piuttosto diffuso nella nostra società, l'insostenibile leggerezza dell'apparire, unita a una gelosia patologica legata agli aspetti spirituali dell'amicizia tra Heven e Vincenzo, più che a una questione puramente fisica. L'astio tra i due era antico, bisogna andare indietro nel tempo molto prima del momento in cui Vincenzo veniva ospitato da Heven in casa, elemento che ha esacerbato la gelosia morbosa di Guarente".

Date le modalità di rinvenimento del cadavere di Vincenzo, da subito gli inquirenti avevano sospettato che Ciro Guarente potesse aver avuto dei complici. I sospetti erano poi stati confermati anche dalla famiglia del ragazzo e dai loro legali. "Per noi c'è un complice. È molto difficile pensare che Guarente possa aver fatto tutto da solo, quanto meno nella fase successiva, forse il cadavere è stato trasportato addirittura in più occasioni, io non penso che possa essere così semplice procedere in una operazione così macabra, tra l'altro poi mantenendo una apparente lucidità, tranquillità e quasi spensieratezza" aveva dichiarato a Fanpage.it Luca Cerchia, avvocato della famiglia Ruggiero.