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18 Novembre 2015
9:58

Parco Verde, ecco l’inferno dove è morta la piccola Fortuna Loffredo

Un palazzone, due bambini morti, tre bimbe violentate, quattro persone arrestate per pedofilia e, finalemente, l’arresto dell’assassino della piccola Chicca. Lo scenario è quello del Parco Verde di Caivano: un inferno dove i bambini sono a rischio e dove la droga segna il destino di tutti.
A cura di Alessio Viscardi
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L'Isolato 3 delle Palazzine Iacp nel Parco Verde di Caivano è una torre alta otto piani, un palazzone circondato da altri palazzi dello stesso colore slavato e dagli stessi finestroni sfondati. Qui, nel giro di pochi mesi sono finite in carcere quattro persone accusate di aver abusato sessualmente di bambine. In questo palazzo sono morti Antonio Giglio e Fortuna Loffredo, detta Chicca, tutti e due precipitando dall'alto. In questo palazzo, tre bimbe sono state violentate e un uomo, Raimondo Caputo, è stato arrestato con l'accusa di aver abusato di Chicca e di averla uccisa. Questo è il palazzo degli orrori dove dietro ogni porta si nascoste un inferno.

Fortuna Loffredo aveva soltanto sei anni quando perse la vita cadendo dall'alto il 24 giugno del 2014. Il suo corpicino fu avvistato da un uomo, Vincenzo Dello Iacono, che abita al primo piano del palazzone. Diede l'allarme -come lui stesso dichiara- mentre assieme a suo genero Salvatore stava eseguendo dei lavori di ristrutturazione dell'appartamento. “Pensavo fosse un sacchetto della spazzatura gettato dall'alto, ma non riuscivo a vedere bene dalla posizione in cui mi trovavo” ripeterà nei giorni successivi. Il genero scese e si rese conto che la bambina era a terra, priva di sensi. La caricò subito in auto mentre si scatenava il caos. Neanche il tempo di aspettare che i familiari della piccola scendessero dal loro appartamento al sesto piano, che Salvatore partì verso l'ospedale di Frattamaggiore.

 

“Quel giorno era un giorno come tanti altri” ricorderà diverse volte Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna. “Eravamo stati al centro di riabilitazione di Aversa che Chicca ed il suo fratellino frequentavano per dei problemi logopedici”. La famiglia rincasa poco prima dell'orario di pranzo, la piccola Fortuna esce di casa affermando di andare al piano di sopra, dove c'è la sua amica, ospite della nonna. Sarà l'ultima volta che Mimma vedrà sua figlia in vita, dopo soli venti minuti le urla provenienti dalla strada le faranno scoprire la caduta della piccola.

L'inchiesta sulla morte di Fortuna Loffredo

La mamma, la nonna, il nonno ed anche il padre di Chicca -in carcere- hanno da subito puntato il dito contro uno o più orchi presenti nel palazzone dell'Isolato 3. “Chicca non sarebbe mai caduta da una finestra, lei stava sempre attenta” ripete il nonno pochi giorni dopo la morte della piccola. Ci sono diverse possibilità che vengono subito seguite dai Carabinieri di Caivano e da quelli di Casoria incaricati delle indagini. La piccola potrebbe essere caduta da uno dei due finestroni aperti all'interno della tromba delle scale, uno al terzo piano e l'altro all'ottavo.

 

La morte del piccolo Antonio Giglio

Antonio fu trovato morto la sera del 27 aprile 2013, il cadavere era riverso al suolo in condizioni ben peggiori del corpo di Fortuna. La sua caduta, fu stabilito all'epoca, fu accidentale: mentre il piccolo stava giocando con la console Nintendo a casa della nonna, all'ottavo piano, si sarebbe sporto dal balcone dell'appartamento ed avrebbe perso l'equilibrio. Un anno dopo, Fortuna fu vista per l'ultima volta proprio in questo appartamento: Antonio, infatti, era il fratellino dell'amichetta di Chicca con cui lei aveva detto di voler giocare la mattina in cui perse la vita. La mamma di Antonio, Marianna Fabozzi, è stata tratta in arresto ieri assieme al suo convivente Raimondo Caputo su ordinanza del gip della procura di Napoli Nord con l'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti dell'altra figlia di tre anni nel novembre 2015. L'ipotesi accusatoria è che l'uomo abbia costretto la bambina -che non è sua figlia ma frutto di una precedente relazione della donna- a subire violenze sessuali in presenza della madre, che però non ha mai denunciato nulla né impedito che le violenze continuassero. È lui l'uomo che verrà arrestato 6 mesi dopo perché accusato di aver attirato in casa Chicca quel tragico giorno di giugno e di averla uccisa. Oggi, nell'appartamento all'ottavo piano non ci sono più i genitori dell'amichetta, né i nonni, sono andati via quando la pressione è diventata insopportabile a seguito della morte di Chicca. Ci vive solo un fratello di Marianna, da poco uscito di carcere dove ha scontato una condanna per estorsione.

 

La morte del pm Federico Bisceglia

“Appena una ragazza diventa signorina al Parco Verde, c'è sempre qualcuno che la molesta” ricordava il pm incaricato delle indagini sul caso Fortuna, Federico Bisceglia, morto tragicamente ad aprile 2015 in un incidente stradale. Quando la notizia della sua morte arrivò all'Isolato 3, raccontano i residenti, qualcuno sparò dei fuochi d'artificio. Gli stessi fuochi d'artificio sparati a giugno del 2015, alla fine della commossa marcia in ricordo di Chicca organizzata da don Maurizio Patriciello della Parrocchia di San Paolo apostolo al centro del Parco Verde; un gesto di sfida e di sfregio da parte dei signori della droga di Caivano.

 

Quando Bisceglia morì stava indagando su un'altra coppia accusata di pedofilia nel palazzone dell'Isolato 3. Il primo ad essere tratto in arresto il 23 dicembre del 2014 fu proprio Salvatore, il primo soccorritore della piccola Fortuna. L'accusa nata dalle indagini dei carabinieri di Caivano sotto la direzione dei carabinieri di Casoria, guidati dal capitano Pierangelo Iannicca, era quella di violenza sessuale nei confronti della figlia di dodici anni. “Cose fatte a livello di dita, davanti e dietro” spiegavano ai microfoni di Fanpage.it i parenti dell'uomo, difendendolo. Così parlava sua moglie: “Mia figlia è vergine”, ma le microspie piazzate dai ROS nell'ambito delle indagini sulla morte di Chicca avevano chiaramente captato la voce della dodicenne lamentarsi durante un abuso. Qualche mese dopo, il 3 aprile, venne tratta in arresto anche lei per lo stesso reato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la bambina sarebbe stata abusata da entrambi.

 

Nell'ordinanza di arresto e negli interrogatori di Salvatore, i magistrati sottolineano come l'uomo abbia fornito in diverse occasioni “particolari non veritieri” riguardo la mamma della piccola Fortuna. In particolare, sembra che Salvatore abbia sollevato dubbi sul fatto che la piccola sia stata uccisa (voce che gira nel palazzone da tempo, ovvero che la piccola “è caduta da sola correndo dietro ai colombi”), ma anche dubbi sull'onorabilità di Mimma Guardato: “Ha avuto figli da diversi compagni, nella sua famiglia sono tutti pregiudicati”.

Eppure, sarebbero alcuni parenti della moglie di Salvatore a gestire la piazza di spaccio dentro al palazzone dell'Isolato 3 nel Parco Verde. Un intero piano del palazzo sembrerebbe controllato da telecamere di sicurezza collegate ad un televisore in cucina del capopiazza, legato un tempo ai Ciccarelli ed oggi vicino alla Scissione di Scampia. “Quando sono venute le guardie, mia figlia teneva la ‘fatica' in mano e l'ha buttata dal balcone, ma il vento l'ha fatta tornare indietro e l'hanno trovata” parla l'uomo e con il termine “fatica” intenderebbe le bustine di eroina che spaccia. “Mi hanno smontato le telecamere buone che tenevo, io devo controllare l'ingresso perché possono pure venire a spararmi, così ho dovuto montare delle telecamere cinesi” racconta l'uomo. Qualche mese fa, tra lui ed uno dei compagni di Mimma Guardato scoppiò una violenta rissa, proprio perché accusato di far parte della rete di pedofili che aveva fatto del male anche a Fortuna. Per giorni, girò con una grossa cicatrice in volto.

 

Il contesto: il rione Parco Verde di Caivano

L'inferno del Parco Verde di Caivano non si ferma all'Isolato 3 e la droga si vende ad ogni angolo, i tossici a decine si bucano nelle campagne circostanti. Almeno nove piazze di spaccio conosciute, tra cui quella dei “Carcerati” un tempo gestita da Rosetta a' terrorista. I bambini conoscono tutte le droghe: “Guarda qua, ci stavano le bottigliette per il crack” ti dicono, indicando le stanze del buco dentro al “Cantiere”, un'area abbandonata alle spalle della Chiesa di don Maurizio. Sul legame tra droga e pedofilia stava indagando Bisceglia prima di morire e qualcuno sollevò dei dubbi sulla sua morte. Una rete di pedofili che potrebbe coinvolgere molte persone all'interno del palazzone dell'Isolato 3, ma che potrebbe anche riguardare persone esterne. Persone potenti, con grosse disponibilità di denaro. Quello che rimane sono due bambini morti, tre bambine violentate, quattro persone arrestate per pedofilia e l'ombra nera che continua ad allungarsi sul Parco Verde.

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