in foto: Genny Cesarano

Per l'omicidio di Genny Cesarano, il 17enne ucciso durante una stesa nel rione Sanità, sono finiti in carcere quattro persone, tutte appartenenti al gruppo di fuoco del clan dei Lo Russo. Le accuse a loro carico formulate, dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dai pm Carrano, Parascandolo e Woodcock, sono di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, con l'aggravante del metodo mafioso.

Determinanti, da quanto si apprende, le dichiarazioni rese dal boss diventato collaboratore di giustizia Carlo Lo Russo. È la notte del 6 settembre del 2015 quando due moto con a bordo due uomini ciascuna, caschi integrali ben calcati in testa, entrano in piazza della Sanità e aprono il fuoco all'impazzata. Genny si sta attardando con alcuni amici in strada in quei giorni di fine estate e cade colpito dai proiettili, proprio lì, dove ora ci sta una statua per ricordarlo.

Una stesa che sarebbe stata ordinata dal boss per rispondere ad un affronto subito poche ore prima, quando una stesa era avvenuta Miano, territorio controllato proprio da Carlo Lo Russo, ed è diventato il simbolo di una nuova stagione di lotta contro la camorra, nell'epoca delle paranze dei bambini. Per denunciare la violenza e l'assurdità della morte di Genny hanno sfilato centinaia di giovani e cittadini, che non si sono rassegnati ad essere ostaggio della criminalità organizzata: in prima fila da più di un anno  il padre del ragazzo, che fin da subito ha rivendicato l'estraneità del figlio al mondo della camorra.