Due mesi di carcere già scontati, la prospettiva quasi certa di una condanna che potrebbe tenerlo dentro ancora per parecchio. Arriva così la decisione di voltare pagina con il passato e le spalle a quelli che, fino a qualche mese fa, avevano "lavorato" con lui. E quello di Gennaro Carra è un pentimento che potrebbe costare caro alla camorra del Rione Traiano: il ragazzo è, secondo gli inquirenti, un elemento di primo piano, addentrato nelle dinamiche criminali e a conoscenza di nomi, fatti, circostanze e meccanismi. Anche perché può vantare una parentela importante: è il marito della figlia di Salvatore Cutolo, all'anagrafe di camorra noto come "Borotalco", in carcere dal 2007 ma considerato ancora ai vertici del clan del Rione Traiano che porta il suo nome e che, insieme ai Puccinelli, gestiva gran parte del narcotraffico tra le palazzine popolari della periferia occidentale di Napoli.

Gennaro Carra, "Genny" per gli amici, trent'anni, era stato arrestato il 28 maggio, nel blitz dei carabinieri che aveva portato in manette 21 persone tra presunti affiliati al clan Cutolo del Rione Traiano e scissionisti del clan Petrone-Puccinelli ; tra gli arrestati c'era anche il figlio del boss, considerato l'attuale reggente del gruppo criminale che spadroneggiava nella zona della "44", uno degli ultimi fortini-piazze di spaccio che aveva resistito a blitz e ordinanze.

La decisione di Carra di diventare collaboratore di giustizia si è velocemente sparsa nel Rione Traiano, dove abitano molti di quelli che potrebbero temere le sue dichiarazioni ai magistrati. E, col tam tam, si è diffusa velocissima anche la presa di distanza da parte dei familiari, come accadde quando la stessa scelta la fece un altro Genny: nelle ore subito successive, i parenti di Gennaro Di Tommaso, alias Genny la Carogna, ci tennero a sottolineare che il 46enne non sarebbe stato attendibile, che si dissociavano dalle sue dichiarazioni e che avrebbe dovuto farsi il carcere "in silenzio".