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7 Settembre 2016
16:06

“Stai facendo un video? Bravo”, il Tribunale ordina: “Via il filmino porno dal web”

A oltre un anno dalla diffusione in rete del video hard, continua la vicenda della giovane napoletana del filmato diventato celebre come “Stai facendo un video? Bravo!”. Il tribunale dispone la cancellazione da Facebook di ogni riferimento alla donna. Che nel frattempo ha cambiato identità per lasciarsi alla spalle questa storia.
A cura di Redazione Napoli
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Foto di repertorio
Foto di repertorio

Quella frase pronunciata durante il rapporto sessuale orale: «Stai facendo un video? Bravo!» è diventata un tormentone virale. Da Facebook alle t-shirt, dalle immagini più o meno divertenti sul web fino a veri e propri siti sull'argomento. Insomma, il video porno amatoriale che ha scandalizzato Napoli nell'aprile del 2015 è diventato – complice un tam tam incessante sui social e su Whatsapp – un cult. Salvo poi trasformarsi in un elemento di una diatriba legale che coinvolge numerosi siti web, qualche testata giornalistica e decine di utenti che su Facebook avevano irriso la giovane protagonista del filmino a luci rosse.

Un anno fa, come documentato da Fanpage.it, la protagonista del video si è rivolta a un avvocato per vedere soddisfatte le proprie ragioni. E un primo passo è stato compiuto: i giudici del Tribunale di Napoli Nord hanno disposto la cancellazione di pagine e profili Facebook in cui è indicato chiaramente il nome e il cognome della napoletana con tanto di immagini allusive (Facebook ha un sofisticato sistema di controllo che blocca ogni video o immagine pornografica).

Nel frattempo si sta evolvendo anche la vita della 30enne partenopea che dopo la diffusione del primo video, seguito da altri filmati altrettanto espliciti avrebbe – questo secondo il suo legale – tentato il suicidio. La donna ha cancellato i suoi profili sui social network e avrebbe cambiato anche identità. Nel frattempo la vicenda, dopo aver fatto rapidamente il giro del centro dell'hinterland partenopeo in cui risiede la ragazza, ha determinato l'interruzione immediata di ogni attività sociale: la giovane non lavora più nel locale dei genitori e ha tagliato ogni rapporto con i vecchi amici. Tra i citati in giudizio, oltre coloro i quali si resero artefici della diffusione in Rete del video porno anche i colossi del web: oltre Facebook Ireland ci sono Yahoo Italia, Google e Youtube.

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