Si è barricato nella sua abitazione al Corso Secondigliano, a Napoli, minacciando di far esplodere una bombola del gas. Il gesto dell'uomo che minacciava l'esplosione dal suo appartamento del primo piano di una palazzina che affaccia sulla strada, ha immediatamente catturato l'attenzione del quartiere.  Un'azione congiunta di Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco ha evitato che la situazione degenerasse. Raggiunto l'interno della casa, le forze dell'ordine hanno bloccato l'uomo che è stato portato al commissariato di Secondigliano. L'episodio ha gettato nel caos il corso e mandato in tilt il traffico. Non sono ancora chiari i motivi che hanno spinto l'uomo a un gesto del genere.

L'episodio richiama alla memoria la sparatoria in cui persero la vita 4 persone, tra cui Francesco Bruner, capitano della Polizia Municipale. Un uomo, Giulio Murolo, infermiere di 49 anni, il 15 maggio 2015  sparò  in pieno giorno, con un fucile, in una zona trafficata, proprio lungo Corso Secondigliano, causando la morte di quattro persone e il ferimento di altre sei. Murolo, morto un anno dopo in seguito a una grave crisi cardio-respiratoria, venne traportato dal carcere di Poggioreale all'ospedale Loreto Mare. Nella sua abitazione gli investigatori ritrovarono diverse armi, tra cui un fucile mitragliatore Kalashnikov Ak47, con matricola abrasa, oltre 6mila proiettili e due machete.

Francesco Bruner aveva sessant'anni. Vigile urbano col grado di capitano, fu grazie a lui che la strage di Giulio Murolo non riportò un numero di vittime maggiore. Bruner tentò di fermare l'assassino in preda al raptus e protesse alcune persone dagli spari. Nei giorni successivi su Facebook emerse una testimonianza,  un racconto  fatto ad una delle parenti del capitano di Polizia Municipale: "Io sono grata a tuo zio perché in uno di quegli attimi ha coperto mia mamma e la mia sorellina e le ha fatte scappare evitando così altre vittime".