La Regione Campania blocca i test sierologici per il Coronavirus nei laboratori di analisi privati. Stop alla richiesta delle associazioni di categoria dei centri di analisi che avevano annunciato di partire già oggi con i kit rapidi: "Bisogna aspettare l'esito della sperimentazione nazionale del Ministero della Salute", scrive la Regione. L'Unità di Crisi della Regione Campania ha chiesto, infatti, "specifico parere al Ministero della Salute e all'istituto Superiore di Sanità circa la procedibilità dell'iniziativa annunciata con la conseguenza che nelle more dell'espressione del richiesto parere l'effettuazione dei test sierologici è inibito ai laboratori privati accreditati". Si tratta dei kit rapidi a pagamento per la ricerca degli anticorpi IgM e IgG, che si formano nel corpo quando è presente un'infezione, un segnale utile per sapere se si è stati infettati, anche se il test non dà la diagnosi del Coronavirus. Il caso è stato discusso dall'Unità di Crisi per il Coronavirus nella riunione di domenica. La Regione Campania, finora, ha autorizzato l'uso di questi test, con molta cautela, solo nelle strutture pubbliche e per il personale sanitario. I centri di analisi avevano chiesto all'Unità di Crisi di poter caricare i dati raccolti sulla banca dati regionale. Ma la task force non ha dato il via libera a questa operazione. Per le ulteriori valutazioni si è deciso di aspettare l'esito della sperimentazione a livello nazionale dei test rapidi, che nell'ottica nazionale, però serviranno solo come screening della popolazione per capire se c'è stata una reazione anticorpale al Coronavirus, quindi, non per la diagnosi del Coronavirus. L'epidemiologo Angelo D'Argenzio, dell'Unità di Crisi della Regione Campania, sentito da Fanpage.it, ha dichiarato che "i test sierologici di massa ad oggi in Campania non servono ed è un errore avviarli nei laboratori privati. Bisogna aspettare l'esito della sperimentazione nazionale. Questi test, infatti, non danno una diagnosi da Coronavirus, ma sono solo degli screening utili per gli studi epidemiologici".

"Kit rapidi nei laboratori privarti sono minaccia per rischio contagio"

Le associazioni dei laboratori privati Federlab, Aspat, Confindustria, Anisap avevano annunciato il progetto di effettuare da oggi, 14 aprile 2020, i test sierologici per la ricerca degli anticorpi IgM e IgG con la metodica del dosaggio immonumetrico quantitativo, richiedendo alla Regione di indicare le modalità operative e organizzative per la comunicazione a un database degli esiti dei test. "Questa iniziativa – scrive la Regione Campania – oltre che a discostarsi dalle prime indicazioni sanitarie che provengono dagli Organismi competenti nazionali e internazionali, costituisce una seria minaccia per la compiuta osservanza delle disposizioni di contenimento e distanziamento sociale adottati nella nostra regione". Questi "test trovano indicazione in una fase di screening di massa e non presentano una valenza di natura diagnostica per patologia acuta in atto e in attiva replicazione virale". Per Palazzo Santa Lucia, insomma, prima di autorizzare i kit rapidi di massa bisogna aspettare l'esito della sperimentazione nazionale. "Il ministero della Salute – precisa la Regione – sta avviando una indagine nazionale di siero prevalenza con uno studio cross sectional che prevede screening sierologici per 150mila soggetti divisi per 6 classi di età e con la ripartizione per regione decisa dal ministero. Organizzata una piattaforma informatica on l'ausilio dell'Istat e le attività di indagine analitica sono allo stato riservate ai laboratori pubblici". Da qui, il parere negativo della Regione Campania alla possibilità di fare i test sierologici nei laboratori privati della Campania.

Come funzionano i test-sierologici con i kit rapidi?

Il test sierologico indica la presenza di anticorpi nel sangue. Il test rapido non dà risultati quantitativi di tipo numerico, ma mostra l'esito tramite un colore su un cartoncino. La presenza di anticorpi, infatti, può essere indicativa di un'infezione virale. Quando si trova di fronte ad un'infezione, infatti, il nostro organismo produce diversi tipi di anticorpi: le IgM, anticorpi della malattia in fase acuta, sono i primi anticorpi che affrontano la battaglia con l’ospite infettivo. Successivamente, con una latenza variabile, si formano altri anticorpi, del tipo IgG, ossia gli anticorpi della memoria immunitaria, la cui presenza è quasi sempre indicativa di immunità. Il passaggio non è immediato, c'è una fase intermedia, in cui le IgM tendono pian piano a ridursi e le IgG tendono ad incrementare. Cioè gli anticorpi della battaglia lasciano il posto a quelli dell'immunità. Immunità, in genere, significa che si è guariti. Ma ad oggi, sia nella fase intermedia (IgM e IgG) che in quella successiva delle sole IgG, i dati dimostrano che è ancora possibile trovare il Coronavirus sulla persona ammalata. Cioè la presenza delle sole IgG non dà certezza di assenza della carica virale. Per questo motivo, il test rapido non dà la certezza di avere o meno il Coronavirus, mentre c'è il rischio invece di falsi positivi e falsi negativi. In caso di positività occorrerebbe fare poi l'esame del tampone con analisi molecolare, l'unico riconosciuto dal Ministero della Salute, per avere la conferma dell'infezione da Coronavirus. Mentre, la negatività al kit rapido non dà la sicurezza di non avere il Coronavirus o di essere guariti e non è valido ai fini legali per poter tornare a lavoro (per questa diagnosi occorrono due tamponi negativi effettuati da medici autorizzati, a distanza di 24 ore).

Test rapidi, sì in Lombardia, no in Campania

A spingere nella direzione di poter avere gli screening di massa con i test rapidi anche in Campania, come hanno annunciato altre regioni come la Lombardia, erano state negli scorsi giorni le associazioni di categoria Federlab, Aspat, Anisap Campania e Confindustria. I laboratori privati si erano resi disponibili ad effettuare, a partire da martedì prossimo, 14 aprile 2020, i test sierologici per la ricerca degli anticorpi IgM e IgG, in grado di diagnosticare la presenza di un'infezione da SARS-CoV-2. Le analisi per la positività al Covid-19, infatti, finora, sono state effettuate solo dai laboratori pubblici specializzati, attraverso l'esame dei tamponi con l'analisi molecolare. Sulla vicenda c'era stata però una prima frenata da parte dell'Unità di Crisi regionale, perché il rischio è quello di avere una moltiplicazione di spostamenti e affollamenti nelle sale d'attesa dei laboratori di analisi privati difficili da contenere. Ma la Regione Campania ha detto no.