Il cantante neomelodico Tony Colombo si è esibito stasera 7 novembre alla Pignasecca, nel cuore del centro storico di Napoli, senza autorizzazioni, senza alcun permesso. È stato bloccato dagli agenti della Polizia Municipale di Napoli  – i video dimostrano che cantava tranquillamente -. E a questo punto è troppo facile etichettare tutto ciò come un "errore di percorso". L'inaugurazione di un negozio cui ha presenziato l'autore di "Ti aspetto all'altare" ci risulta nota e pubblicizzata da tempo, non un evento estemporaneo: perché lui e il suo staff non avevano verificato l'esistenza di una idonea documentazione? Ma a Napoli tutti possono fare come vogliono? Dopo il pasticciaccio brutto di piazza Plebiscito, il flash mob costato una inchiesta che coinvolge Colombo e perfino il fratello del sindaco di Napoli, Claudio De Magistris, il neomelodico siciliano che fa? Ci ricasca? Non è solo una storia alla the show must go on.

Il marito della vedova di camorra Tina Rispoli, (il precedente consorte, lo ricordiamo, era Gaetano Marino, boss di Secondigliano), dopo essere stato bloccato dai vigili si è scusato pubblicando una serie di stories su Instagram: "Non farò più concerti senza autorizzazioni! Io sto con la legge!". Dichiarazione fuori tempo massimo (a dir poco).

Ma a questo punto l'atteggiamento – e ci sembra in tal senso legittimo esercitare il diritto di critica sull'argomento – sembra quello di sfida o peggio ancora di sberleffo verso le regole.  Da cosa deriva la sicurezza che consente a Tony Colombo di operare serenamente senza badare alle regole?

Con l'inchiesta giornalistica Camorra Entertainment di Fanpage.it è stato dimostrato che questo settore, parliamo dei neomelodici, vive di sfarzo, di eccessi, evocativi riferimenti ad un potere che non è certo quello della legalità. Eppure nonostante ciò – e in tal senso sono significativi anche i silenzi di un certo mondo della politica e dell'anticamorra militante  – Napoli continua ad esser terra ove qualsiasi cosa è possibile, un "teatro a cielo aperto", ma non nel senso nobile che intendeva Eduardo de Filippo. Sembra, anzi è, un teatro dello squallore. Vi sta bene cosi?