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Opinioni
Camorra Entertainment: Tony Colombo e Tina Rispoli
29 Ottobre 2019
9:02

Tony Colombo e Tina Rispoli a ‘Live Non è la D’Urso’, dove la camorra diventa farsa

La seconda puntata dell’inchiesta giornalistica Camorra Entertainment di Fanpage.it su Tony Colombo e Tina Rispoli diventa argomento di prima serata nel salotto del gossip, ovvero Live-Non è la D’Urso. Tante le domande inevase all’Augusta Coppia della neomelodia di Secondigliano. Che si guarda bene dal parlare dei Marino e della sanguinosa faida dell’Area Nord di Napoli che lasciò a terra decine di vittime, anche persone completamente estranee alle logiche e alle guerre tra clan.
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La storia che si ripete come tragedia e come farsa (Karl Marx è come il nero, sta bene su tutto, pure in un pezzo sui neomelodici) ha avuto ieri, a Canale 5, nel freak show di Barbara D'Urso l'acme, lo zenit, il culmine.  Nel salotto a mille watt di Barbarella Tony Colombo e Tina Rispoli si confrontavano, con le regole dello spettacolo che ben conosciamo, partendo da Camorra Entertainment, inchiesta giornalistica del team Backstair di Fanpage.it sull'Augusta Coppia di Secondigliano.

A Live-Non è la D’Urso risuona come un urlo barbarico la dichiarazione di Tina Rispoli: «Gaetano Marino un camorrista? Lo dite voi». Quest'affermazione è ancora ferma negli studi di Cologno Monzese, a mezz'aria, in attesa di una risposta, di un contraltare. A onor del vero ci prova con forza Riccardo Signoretti, direttore del settimanale Il Nuovo: «Di certo non è morto di vecchiaia, suo marito». Gaetano ‘o moncherino è infatti finito trucidato su una spiaggia di Terracina. Ci prova Giampiero Mughini a dire che non è normale.

Non una parola, da Tina e Tony, su questa vicenda. Il siciliano dall'ugola d'oro lo sa: «‘A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici» Chi sono i Marino? Lo ha spiegato, bene, la seconda puntata di Camorra Entertainment, facendo parlare non solo testimoni e fonti ma anche investigatori che per anni sono stati sul territorio, durante la prima faida di Scampia. Su Nicola Inquieto, condannato per essere stato riconosciuto referente dei Casalesi in Romania, Colombo che chiamava Inquieto «fraterno amico» dice: «È il mio linguaggio, noi al Sud siamo un po’ così. Possiamo parlare di una persona che conosciamo da un’ora e dire che è nostro fratello. Quando mi chiamano a cantare alle loro feste mi onorano. È stato condannato a 16 anni di carcere perché ha sbagliato e deve pagare. All’epoca non potevo saperlo».  Alessandra Mussolini (e pensare che negli anni Novanta abbiamo corso il rischio di averla sindaco di Napoli, Antonio Bassolino santo subito solo per questo!) se ne esce con un magnifico «Tanto la camorra è ovunque…» (se è ovunque non è da nessuna parte) e chiude consigliando a Tony Colombo: «Mandali affanpage!)». Quando Tony Colombo si è definito «una partita iva» qualcuno ha potuto sentire l'urlo di dolore di coloro che di partita iva vivono e che devono spaccare il centesimo per consentirsi di pagare correttamente le tasse.

Gli episodi dell’inchiesta

Su cosa si basa la farsa? Situazioni caricate e stravaganti che mantengono una base di realismo. Nel pozzo di risate si intravede il vuoto tragico della verità. Dunque la camorra entertainment luccicante di faretti e lustrini, al ritmo della notte di musica e tv, allegra nelle serenate alle future sposine che pagano in contanti lo spettacolo dimentica ciò che è stato: il sangue delle vittime innocenti e di quelle indicate dagli specchiettisti, la paura di girare soli per strada e finire morto senza un perché, l'assurdità di quartieri completamente in mano alle famiglie criminali. Cocaina, kobret, eroina, pasticche vendute come in un supermercato h24, milioni al giorno che alimentano altre attività e si ripuliscono per produrre altri milioni. Nella farsa c'è la tragedia, dietro le quinte non si sentono le canzoni. All'altare le persone attendono, sì, ma per un funerale. Non dimentichiamolo mai, non scordiamo mai il dovere di porsi certe domande quando parliamo di camorra.

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Giornalista professionista, capo servizio di Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha un podcast che si chiama "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri Il Casalese (Edizioni Cento Autori, 2011); Novantadue (Castelvecchi, 2012), Le mani nella città e L'Invisibile (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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