Perché hanno ucciso? Perché una violenza cieca e pianificata?  Perché il 3 marzo scorso, nella metropolitana di Piscinola, area Nord di Napoli affacciata a Scampia,  tre ragazzi, due 16enni e un 17enne, incensurati, senza un impegno scolastico, senza un lavoro, hanno deciso di intrappolare Franco Della Corte, guardia giurata di 51 anni e l'hanno massacrato con mazze e botte fino a farlo morire dopo due settimane di agonia in ospedale? La verità che hanno raccontato agli inquirenti della questura di Napoli, confessando le loro responsabilità è stata che volevano sottrarre la pistola per rivenderla al mercato nero. Volevano ‘guadagnare' 600 euro. Il dirigente del commissariato di Scampia, Bruno Mandato, racconta i retroscena del delitto: uno dei tre ragazzi, due 16enni e un 17enne, aveva fumato hashish prima di entrare in azione ma è un particolare che non assume significato dirimente nel gesto, semmai nell'inizio di un racconto.

Nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei dove sono stati portati dalla Polizia, in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura dei Minorenni "Non si sono strappati i capelli per l'accaduto – racconta il poliziotto – di avere provocato la morte di un bravo padre di famiglia. Uno dei tre, quando ha capito che l'avrebbero rinchiuso, ha abbracciato il padre, a cui è particolarmente legato, preoccupato del fatto che non lo avrebbe rivisto per lungo tempo. Un altro – ha continuato l'investigatore – era angosciato, ma solo perché non sapeva se gli avessero consentito di fare la doccia".

Nessun rimorso? Forse non hanno compreso ancora la portata di quanto accaduto: i tre non hanno prassi familiare, non sono figli di camorristi. "Era un branco di lupi che ha atteso l'agnello", dice il questore di Napoli, Antonio De Iesu. "Un evento crudele, abietto, drammatico, ai danni di una persona onesta, un lavoratore, un padre di famiglia – aggiunge – da parte di tre ragazzi provenienti da un quartiere a rischio".