C'è dolore e sconcerto tra  i familiari dei tre minorenni che hanno massacrato di botte e bastonate un vigilantes alla stazione di Piscinola, Franco della Corte, morto dopo due settimane di calvario in ospedale per le ferite riportate. Ora i due sedicenni e un quindicenne arrestati dovranno rispondere dell'accusa di omicidio doloso e di tentata rapina: da quanto emerso volevano rubare la pistola alla guardia giurata. Da quanto sta emergendo in queste ore nessuno, né gli amici né i parenti, sospettava che i tre ragazzi fossero l'autore dell'aggressione brutale e spietata.

A Fanpage.it parla la zia di  di uno dei tre ragazzini: "Sto male per mio nipote ma sto peggio per quello che ha fatto, non riesco a pensarci, una persona che esce per lavorare e non torna più a casa". Le parole più dure le pronuncia la mamma di uno dei tre giovani, dalle colonne del quotidiano la Repubblica: "Ho detto a mio figlio che ora non mi vedrà più. Io non ci volevo credere che avevano fatto una cosa così assurda. Anche se lui ha guardato solamente, perché io non ci credo che lui ha colpito, ma deve pagare il suo reato. Non ha voluto studiare, lo stavo mandando in Germania a lavorare. Era l'unico modo per salvarsi". Giovedì il ragazzo che, come gli altri aveva lasciato la scuola, sarebbe infatti dovuto partire.

Si tenta di ricostruire il contesto in cui è maturato l'omicidio, quello di un quartiere non semplice alla periferia di Napoli, dove la dispersione scolastica è alta, e così tre ragazzini passano le giornate (ma soprattutto le nottate) in strada, in cerca di qualcosa da fare e una maniera di svoltare. Così gli è parsa una buona idea aggredire un vigilantes per rubargli l'arma, forse per rivenderla forse per prestigio. Non volevano ucciderlo, ma quando cominci a prendere a bastonate sulla testa una persona con quella violenza è un'eventualità che può accadere, ma i tre minori sembrano non averci neanche pensato.