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Vomero invaso da cimici che pungono, i residenti: “Costretti anche alle finestre chiuse”

Con il ritorno della primavera, i platani di via Luca Giordano, via Scarlatti e via Morghen sono infestati dalla tingide, la cimice degli alberi, che pungono gli essere umani. Comitato Gazebo Verde: “A settembre l’agronomo dell’Asl aveva prescritto al Comune la disinfestazione invernale, ma non è stato fatto nulla. Pronta denuncia”.
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A cura di Pierluigi Frattasi
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Arriva la primavera e le tingidi, le “cimici” degli alberi, invadono il Vomero. Centinaia di piccoli parassiti sono comparsi sulle chiome dei platani in via Luca Giordano, via Scarlatti e via Morghen. Insetti che in alcuni casi volano anche nelle case e pungono le persone. A denunciarlo è il Comitato Gazebo Verde, con un dossier fotografico: “I residenti del Vomero che già sono chiusi in quarantena adesso non possono nemmeno aprire le finestre di casa – afferma Maria Teresa Ercolanese, presidente del comitato – Lo scorso settembre, l'agronomo dell'Asl, dopo aver constatato la presenza delle cimici, aveva raccomandato di curare le piante per evitare il ritorno degli insetti in primavera. Ma il Comune non ha fatto nulla. E adesso siamo invasi. Abbiamo scritto una lettera all'assessorato all'Ambiente per avviare subito la bonifica, mentre con l'avvocato Annapaola Orsini, presidente dell'associazione Acmènapoli, stiamo attivando un'azione legale nei confronti dell'amministrazione comunale inadempiente rispetto a quanto accertato dall'Asl Napoli 1”.

L'agronomo dell'Asl a settembre prescrisse la disinfestazione

Una tingide, la cimice dei platani, su un balcone al Vomero
Una tingide, la cimice dei platani, su un balcone al Vomero

Dopo l'invasione di cimici al Vomero l'anno scorso che avevano attaccato in alcuni casi anche i passanti, con punture che avevano provocato reazioni allergiche, simili all'orticaria, l'Asl Napoli 1 Centro aveva inviato gli agronomi per verificare la situazione. Gli esperti a fine settembre 2019 hanno quindi ispezionato i platani di via Luca Giordano e via Scarlatti, evidenziando nella relazione, “ evidenti attacchi di Corythucha Ciliata Tingide”. Le femmine gravide di questi insetti, conosciuti anche come le cimici degli alberi, passano l'inverno al riparo sotto le placche corticali dei platani e in primavera incollano le uova a forma di botte sul lato inferiore delle foglie. Le larve poi si nutrono della linfa della pianta, facendo ingiallire le foglie che poi cadono precocemente. In estate, poi, fino a settembre, questi insetti di solito danno vita a tre generazioni. “Per questo – scrive nella relazione Giuseppe Esposito, agronomo incaricato dal Dipartimento di Prevenzione e dal Sisp dell'Asl Napoli 1 Centro – in questa stagione si registrano presenze massive e fastidiose di tali insetti che imbrattano i marciapiedi di melata scura e volando possono entrare nelle abitazione e qualche volta posarsi sui passanti provocando fastidiose punture”.

Come si combattono le cimici

I metodi per contrastare il fenomeno delle cimici sono diversi. A settembre, l'agronomo Asl aveva suggerito al Comune di approfittare dell'inverno, con gli alberi spogli a causa della caduta naturale delle foglie, per effettuare il “lavaggio delle chiome e dei fusti con soluzioni di tensioattivi diluiti in acqua e contestualmente la scorticatura dei fusti”, in modo da eliminare le larve. Tra gli altri rimedi utilizzati altrove ci sono, poi, la possibilità di introdurre un altro insetto predatore, come la “Crisopa entomofauna”, già usata a Bologna, o di utilizzare pesticidi, che però possono essere sconsigliati o vietati, nei casi di quelli chimici più tossici, in area urbana.

Il Comune richiama i giardinieri, protesta dei sindacati

Passato l'inverno, però, adesso in piena emergenza Coronavirus la lotta alle cimici diventa particolarmente difficile da portare avanti. Il Comune di Napoli, infatti, in settimana ha annunciato di voler chiamare alcuni dipendenti da utilizzare per la cura del verde. Ma i sindacati Cisl, Uil e Csa hanno subito scritto all'amministrazione chiedendo chiarimenti: “Quale necessità – scrivono – può spingere a derogare dalla norma per obbligare dei lavoratori a ritornare anticipatamente senza che sia stato condiviso alcun protocollo con misure di lotta al contagio sul luogo di lavoro. Quali sono gli strumenti di protezione individuale a disposizione? Con quali mezzi del Comune devono raggiungere i posti di lavoro? Quante persone sono previste per ogni veicolo?”.

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