Nell'inchiesta della DIA di Napoli che ha portato a 126 arresti colpendo duramente il cartello camorristico dell'Alleanza di Secondigliano, il ruolo del clan Contini risulta essere apicale. Il clan che insieme ai Mallardo di Giugliano e ai Licciardi di Miano e Secondigliano forma il consorzio criminale, per gli investigatori veniva retto attualmente da Ettore Bosti detto "o'russ", il rosso, per il colore dei suoi capelli, figlio di Patrizio e nipote di Ciccio Mallardo, considerato il vecchio saggio del cartello insieme a Maria Licciardi, ancora latitante. Dopo l'arresto di Eduardo Contini, Ettore Bosti ha assunto il ruolo di vertice del clan che guidava con modalità, che vengono considerate dai giudici nell'ordinanza di custodia cautelare: "boriose, violente e agitate". Il delfino del clan, oltre ad avere un atteggiamento di comando particolarmente aggressivo, a differenza di suo zio Ciccio Mallardo, amava particolarmente la bella vita. Viaggi, locali, ristoranti di lusso e anche il rapporto con i calciatori, in una continua rincorsa all'affermazione nel "mondo dei ricchi" che sembrava ossessionare Ettore Bosti.

L'impero delle agenzie di scommesse

I Contini avevano scelto come ramo strategico di investimento per il riciclaggio del denaro ottenuto dalle attività illecite, secondo gli inquirenti, quello delle agenzie di scommesse. Un vero e proprio impero costruito tra la zona dei Ponti Rossi e Corso Garibaldi, gestito in prima persona proprio da Ettore Bosti. A far venire alla luce una vera e propria mappa delle agenzie di scommesse legate al clan Contini, sono state le rivelazioni del collaboratore di giustizia Teodoro De Rosa. "L'agenzia di scommesse Strike a via Nicola Nicolini era gestita da tale Tonino O'Biondo che era un prestanome di Eduardo Contini" si legge nella deposizione del collaboratore di giustizia datata 17 aprile 2015. "I Contini avevano deciso di investire nelle sale di scommessa ma solo per il gioco online quelle caratterizzate dal ".com" perché su quelle non si pagavano le tasse che invece gravavano sul ".it" che era invece del Monopolio" sottolinea De Rosa. Attraverso la possibilità di aprire un "conto gioco" e di poter installare un computer collegato alla piattaforma in qualsiasi locale commerciale, il clan aveva messo in piedi un'enorme evasione fiscale. Infatti le norme prevedono che per poter giocare in questa tipologia di sale scommesse, bisogna aprire un conto a proprio nome, con i propri documenti ed accedere alla piattaforma. Norma che ovviamente non veniva rispettata e venivano giocati milioni di euro attraverso un solo "conto gioco". E' sempre Teodoro De Rosa a fornire agli inquirenti la mappa delle agenzie legate direttamente a Ettore Bosti, reggente del clan Contini: "A Viale Umberto Maddalena, c'era un bar chiamato "Lo Squalo", ora ci sono i corner, c'è la denominazione di una vera e propria agenzia denominata "8.37" o qualcosa del genere, è di Ettore Bosti, lo dico con certezza perché me lo aveva proprio detto lui"  dice De Rosa nella sua deposizione. Ed ancora: "La Eurobet di via San Giovanni e Paolo è di Ettore Bosti, la Eurobet di Calata Capodichino è sempre di Ettore Bosti, poi ce ne un'altra all'Arenaccia la "8.31". Dalla deposizione del collaboratore di giustizia viene fuori una mappa delle agenzie di scommesse che dai Ponti Rossi fino all'Arenaccia sono legate direttamente a Ettore Bosti. L'attività investigativa del ROS dei Carabinieri e degli uomini della DIA attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali a carico di Ettore Bosti ha permesso di fare ulteriore luce sull'impero delle sale di scommesse legato al reggente del clan. Ed è proprio in una delle intercettazioni che vengono fuori i rapporti tra Ettore Bosti e Giuseppe Sculli, ex calciatore del Genoa. E' il febbraio 2015 ed Ettore Bosti, insieme ad altri, sta provando a fare degli investimenti per aprire "un'agenzia legale", un punto scommesse della IZI Play. Ma Bosti e i suoi incontrano difficoltà burocratiche, così il reggente del clan Contini telefonata al calciatore Giuseppe Sculli, ex Genoa, per chiedere aiuto. Al telefono Bosti gli chiede, in maniera "confidenziale" come scrivono gli inquirenti, se Sculli può aiutarlo a superare le difficoltà burocratiche con la IZI Play. Ma il calciatore risponde negativamente

L'amicizia con Giuseppe Sculli, ex calciatore del Genoa

L'ex calciatore non risulta indagato in questo provvedimento e non risultano a suo carico nessun tipo di accuse. Gli inquirenti nelle oltre 2000 pagine di ordinanza di custodia cautelare, ricostruiscono le parentele di Giuseppe Sculli ed il suo rapporto di confidenza con Ettore Bosti. "Sculli è nipote di Giuseppe Morabito detto "Tiradritto" già latitante e capo bastone della cosca di ndrangheta operante nella costa jonica e nella città di Reggio Calabria" scrivono i magistrati. I rapporti tra Sculli e Bosti saltano fuori anche in un'altra parte del materiale degli inquirenti, in particolar modo in una intercettazione ambientale all'interno di un'auto dove le microspie captano un dialogo tra Mimmo Borriello, proprietario di un ristorante a Ibiza, non indagato ma legato a Bosti e Gabriele Esposito, anche lui legato a Ettore Bosti ma non indagato in questo procedimento. La conversazione è del l'11 giugno 2014, i due parlano dei debiti che il Borriello ha con Giuseppe Sculli: "Devo dare 12 mila euro a Peppe Sculli – dice Borriello ad Esposito – glie lo feci conoscere io a Ettore Bosti, lo portai a Milano a Ettore…stava pesce e pesce…porta Peppe… viene a Napoli e vuole recuperare questi soldi! Perché Peppe vicino ai soldi è un cane". "Venti giorni fa viene a Napoli e mi chiamano – prosegue Borriello nella conversazione – viene con Ettore e mi dicono quando me li dai questi soldi? Mi servono devo fare cose mie…stavamo fuori da Ciro a Mergellina". Sculli dunque, dopo aver conosciuto Ettore Bosti a Milano per il tramite dell'imprenditore Mimmo Borriello, si reca a Napoli ed accompagnato da Ettore Bosti chiede a Borriello il saldo del debito di 12 mila euro.  "Ettore mi disse quando glie li dai? – spiega Borriello al suo interlocutore – io dissi Ettore non prima del 6,7 giugno perché devo incassare. Ettore disse: non il 6 ma il 15 giugno però Mimmo daglieli". Bosti sostanzialmente sta garantendo il pagamento del debito a Giuseppe Sculli, cosa sottolineata in un altro passaggio dell'intercettazione: "Ettore mi disse – dice sempre Borriello – Mimmo vedi che per via tua mo mi devi far fare qualche tarantella! Lo vedi che mi sta scrivendo l'impegno! Vedi come sfaccimma devi fare e vi di apparare questa cosa". Borriello è preoccupato dall'intervento di Bosti: "Io mo devo apparare i soldi a Peppe!". Ma Gabriele Esposito lo mette in guardia in merito alla pericolosità di Sculli, riferendosi agli affari imprenditoriali del Borriello a Milano: "Tu a Milano ti devi stare attento a Peppe – dice Esposito a Borriello – dopo ti fa dare addosso dai cugini perché ha aspettato". Qui gli inquirenti specificano che i cugini di Sculli sono gli omonimi Giuseppe Morabito del '86 e Giuseppe Morabito del '78, quest'ultimo considerato affiliato alla cosca Morabito-Burzzaniti-Palamara di Africo. Sempre Gabriele Esposito sembra essere l'uomo della bella vita per Ettore Bosti, grazie alle intercettazioni fatte nella sua auto si evince come Esposito frequentasse molti calciatori tra cui Paolo Cannavaro e Christian Maggio, con i quali si recava anche in discoteca.

La vida loca del "Rosso" a Ibiza

Amava la vita notturna Ettore Bosti, amava ballare, frequentare locali, ristoranti, la gente "per bene" che un camorrista ambisce a frequentare per sentirsi ripulito. O'Russ addirittura si adirava profondamente se i suoi sottoposti non lo chiamavano quando c'era da andare a ballare. Sono emblematici gli sms intercettati Ettore Bosti e Giuseppe Esposito. Bosti si lamenta che non lo hanno chiamato per andare a ballare: "Vi avevo detto se andate a ballare da soli chiamatemi a qualsiasi ora e pure questa settimana non mi hanno chiamato!". Sembra un litigio tra adolescenti, ma invece è uno spietato boss di camorra che rimprovera i suoi scagnozzi di non averlo portato a ballare. Sempre nelle conversazioni tra Mimmo Borriello e Gabriele Esposito c'è il racconto del viaggio ad Ibiza di Ettore Bosti e dei suoi "guaglioni". "Io avevo il tavolo prenotato da Lele Mora, da Cirpiani – dice Borriello ad Esposito – io non pago da Cipriani, stavo con Raffaella Zardo (conduttrice Tv) e Natalie Bush (modella)…avevo preso il tavolo da otto per andare io, Giuseppe Esposito ed Ettore che solo lui si può presentare". I due fanno riferimento alla compagnia che O'Russ si è portato ad Ibiza: "Ettore appresso teneva "panzarotto", un ragazzo del Borgo, che è uno suo, poi stava Fabio, uno che vende la roba – dice Borriello, che poi aggiunge – ma come te la portavi quella sfravecatura appresso?". Insomma, Bosti vuole fare la bella vita ma continua ad accompagnarsi con personaggi di basso profilo, suoi soldati portati in viaggio premio ad Ibiza. La conversazione tra Borriello ed Esposito continua, sempre in riferimento alla compagnia di Ettore Bosti e alle loro "gesta" ad Ibiza: "La prima sera arrivano e vanno a fittare i motorini – spiega Borriello – quello dei noleggi non gli vogliono dare le macchine perché stanno a tarantelle, comunque una parola in più…la famiglia mia…non la famiglia mia…quello dei noleggi disse qua comando io! E lo hanno abbuffato di mazzate! Mezz'ora dopo che erano arrivati a Ibiza". Ovviamente la permanenza ad Ibiza è nel segno del lusso, spiega Borriello: "Ha preso una villa di 10 stanze! A 20 minuti dal centro, a 20 minuti dal mio ristorante, non si è mai vista una villa così a Ibiza". O'Russ aveva deciso di investire a Ibiza, ed infatti è lui che diede una parte dei soldi, secondo i magistrati, a Mimmo Borriello per aprire il ristorante "Elephant" ad Ibiza. In cambio Borriello gli mandava periodicamente delle somme di denaro tramite la Western Union, soldi che però non sempre arrivavano puntuali, tanto che il Bosti minaccia a più riprese Borriello, come nel caso dell'intercettazione del 24 settembre 2014. "Mimmo mi devi dare altri 3.000 euro, ti ho dato 12.000 euro" dice Bosti. Borriello spiega che li avrebbe lasciati al padre, ma Bosti li vuole da lui personalmente: "Mimmo me li devi portare a me qua, ti rompo le corna! Non mi scrivere niente che ti picchio pure a tuo padre, te lo sto avvisando!".