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Opinioni
27 Aprile 2018
13:28

Casalesi in Romania, Nicola Inquieto scarcerato. E a Pitești si fa festa

L’Alta Corte di giustizia rumena scarcera – in attesa di processo – Nicola Inquieto, considerato dagli inquirenti dell’antimafia italiana , l’uomo mandato in Romania dal capo dei Casalesi, Michele Zagaria. E a Pitești si fa festa per il ritorno dell’uomo a casa.
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Il party in Romania
Il party in Romania

Libero, almeno fino a quando non sarà discussa la causa di estradizione. Ma libero. Solo due settimane di carcere per Nicola Inquieto, l’uomo mandato in Romania dal capo dei Casalesi, Michele Zagaria, e che a Pitești ha costruito un impero fatto di mattoni, piscine, impianti sportivi: in pratica, tutta la zona residenziale della città, una sorta di new Casapesenna fatta di cristalli e calcestruzzo. È tornato a casa, nella villa su tre piani che divide con la giovane moglie Ioana Petrescu e la figlioletta, nella serata di ieri. Ed è stata festa grande, come ancora si usa in Italia, nei quartieri di mafia e camorra, quando viene scarcerato un pezzo da Novanta. Una decisione a sorpresa, quella dell’Alta Corte di giustizia rumena, rimbalzata in Italia in mattinata. Inaspettata per la Dia e anche per la polizia rumena, che al momento si è vista confermare solo il sequestro preventivo dei beni di Inquieto (la stima è di 12 milioni di euro per i soli fabbricati), sempre in attesa del giudizio definitivo.

Nicola Inquieto era stato,arrestato il 12 aprile con l’accusa di associazione camorristica (il fratello Giuseppe, con la stessa imputazione, è detenuto in Italia) e ritenuto il prestanome di Zagaria, era in custodia preventiva sulla base di un mandato di cattura europeo. Titolo cautelare valido solo trenta giorni, in attesa dell’estradizione. La cui udienza è stata rinviata a una data non ancora stabilita. L’Alta Corte di Cassazione e di Giustizia ha esaminato ieri il ricorso presentato dai difensori di Inquieto e deciso la sua liberazione fino “alla risoluzione definitiva delle cause che hanno giustificato il rinvio del mandato di estradizione”. Ha comunque deciso di confermare “le altre disposizioni del provvedimento impugnato”. Spese legali a carico dello Stato, compreso l’onorario del difensore d’ufficio (60 dollari).

S’immagina, ora, una lunga e complicata battaglia legale nella quale si fronteggeranno le disposizioni antimafia vigenti in Italia e il diritto penale rumeno, che non prevede la sovrapposizione totale tra il 416 bis e l’associazione a delinquere prevista in quell’ordinamento. Problemi in vista anche per i sequestri. Nel caso in cui il tesoro di Inquieto dovesse passare alla Romania, non sarebbe infatti difficile per Inquieto (o per qualcuno in sua vece), tornarne in possesso. Il sequestro, infatti, in quel Paese è solo una custodia temporanea finalizzata alla vendita. Lo Stato incassa i soldi ma i beni vengono immediatamente venduti senza particolari cautele. Il rischio che le ricchezze rumene del clan siano state blindate è, dunque, altissimo.

Ma la vicenda processuale di Nicola Inquieto si incrocia, ora, con quella del fratello Giuseppe e con i retroscena mai chiariti della cattura di Michele Zagaria, arrestato il 7 dicembre 2011 in casa di un altro fratello, Vincenzo. Un filone d’indagine che la Dda di Napoli non ha mai chiuso e, in queste settimane, tornato in primo piano. Spunti investigativi ritenuti molto interessanti sono contenuti, infatti, in altri processi in corso: quello per il reimpiego di capitali nel centro commerciale Jambo, a Trentola Ducenta; quello per i lavori in somma urgenza appaltati dalla Regione Campania per la manutenzione delle condotte idriche; quello per il giro di soldi gestito da un cugino del boss, Francesco Zagaria, attraverso una bisca clandestina, un caseificio e un paio di imprese edili. Affari a metà con la famiglia di Francesco Schiavone-Sandokan, almeno fino all’arresto di uno dei figli, Carmine, a gennaio del 2013.

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Rosaria Capacchione, giornalista. Il suo lavoro di cronista giudiziaria e le inchieste sul clan dei Casalesi le sono costate minacce a causa delle quali è costretta a vivere sotto scorta. È stata senatrice della Repubblica e componente della Commissione parlamentare antimafia.
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