La foto di oggi del canale Agnena / Fanpage.it
in foto: La foto di oggi del canale Agnena / Fanpage.it

La macchia è un po’ più piccola, non arriva a espandersi nel mare ma si ferma all’imbocco della foce. Sono le 11 di oggi, 7 maggio 2020, quando dal drone fatto alzare dai tecnici del Consorzio di Bonifica viene scattata la sequenza di foto che documentano lo stato del canale Agnena e la fanghiglia scura che si immette nell’acqua azzurra. Immagini filtrate con lo scopo di mettere in evidenza lo sversamento. Serviranno come elemento di prova dell’inquinamento del fiumiciattolo e delle eventuali contestazioni al responsabile del disastro, se e quando sarà individuato.

Quando il drone si è alzato per la ricognizione fotografica a terra, sulla spiaggia, c’erano i tecnici del Consorzio, i carabinieri, uomini della Guardia costiera, ambientalisti, semplici cittadini di Castelvolturno arrivati alla foce di quello che è stato per lunghi anni un imbarcadero abusivo per guardare da vicino la spaventosa macchia nera immortalata dalla foto che ha fatto il giro del web. Scattata ieri, rappresenta un evento vero ma è stata, per così dire, estremizzata perché diventasse più efficace. Verifica facilmente effettuabile attraverso dei tools di Photo Forensic reperibili in rete che analizzano le immagini nel profondo, una sorta di radiografia (meglio, di una Tac) in grado di evidenziare il grado di compressione e le eventuali alterazioni. L’analisi dell’Error level analysis (Ela) di una foto o di un filmato evidenzia molte modifiche. Nella foto di ieri il mare appare color smeraldo, colore artificioso però utile a far risaltare il nero della macchia, i cui bordi pure sono stati trattati.

Resta la sostanza. La foto documenta un fatto certo ma che, senza “trucco” , sarebbe stato praticamente invisibile. Un fatto che si ripete in maniera ossessiva, da decenni, in vari punti degli oltre trenta chilometri di costa domiziana che vanno da Pescopagano-Mondragone fino a Varcaturo. Soprattutto in prossimità dei Regi Lagni. Le cause? Quasi mai accertate. Per esempio, è rimasta sconosciuta l’origine dello sversamento di fanghiglia bianca a ridosso dei depuratori. Una melma putrida che provocò nausea e vomito a chi effettuò il sopralluogo. E della sistematica moria di pesci, attribuita – ma senza analisi – al caldo. Nonostante l’evidenza dell’acqua gialla e schiumosa. Fatti tutti rimasti senza un colpevole.