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Opinioni
Covid 19
1 Maggio 2020
20:51

Cinghialoni, donne in fuseaux: la politica di De Luca pare la commedia sexy di Banfi e Fenech

L’immaginario deluchiano è postfelliniano: donne in pantaloni aderenti, cinghialoni affannati che fanno jogging. Fa ridere ma non serve: il rischio è che il politico salernitano venga ricordato, alla fine di tutto ciò, come una macchietta petroliniana e non come un governatore capace di traghettare la sua regione fuori dal terrore del Coronavirus.
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Prima di parlarne, riascoltiamo (o rileggiamo) quel che oggi, 1 maggio, ha detto Vincenzo De Luca parlando della gente che fa jogging nonostante il divieto anti-Coronavirus: «[…] Non vanno a fare footing le belle ragazze toniche della pubblicità, con fuseaux aderenti, che riconciliano con la natura, no. Ma dei vecchi cinghialoni della mia età con una tuta che arrivava alla caviglia, con una seconda tuta alla zuava e con un altro terzo pantaloncino sopra. Andrebbero arrestati per oltraggio al pudore». Così parlò il governatore della Campania, cercando di spiegare ai suoi cittadini perché ha dichiarato guerra alla corsetta in strada durante questi mesi di quarantena. Che il Nostro sia portato al linguaggio greve e iperbolico e al sarcasmo è cosa nota.

Ma oggi, con una diretta Facebook da 90-100mila persone, tutti i media regionali coi microfoni accesi, una audience decuplicata dalla quarantena e dal giorno di festa, 1 maggio, cui prodest? A chi giova?

Sia chiaro: è così e occorre tenerselo. Il personaggio a 70 anni suonati non cambierà, nemmeno per una pandemia. E, a quanto sappiamo non accetta troppi consigli dal suo staff: De Luca è della vecchia scuola: compone i suoi discorsi aggregando una serie di schede, ordinandole per punti sul tavolo e poi va a braccio, con un canovaccio, come un tempo.

Niente spin doctor (solo nelle grandi occasioni come i discorsi di chiusura campagna elettorale) e fa suggerire solo una chiave narrativa e gli slogan. Dunque dobbiamo eliminare dalla lista dei colpevoli lo staff deluchiano. Come nascono questi cinghaloni, da dove vengono queste procaci donne in pantalone aderente? L'immaginario deluchiano è post felliniano: una specie di commedia sexy all'Italiana con Lino Banfi runner che rincorre Edwige Fenech, tutti però ligi alle regole dettate via ctonia con ordinanze declamate come si farebbe con struggenti poesie romantiche di  John Keats o Lord Byron.

Il vocabolario deluchese resta nella memoria del popolino stanziale, collegato forzatamente h24 al web, pronto a parcellizzare ed estrapolare frasi e movimenti per realizzare meme o video virali.  Ma serve allo scopo? Una volta finito tutto questo cosa resterà? La feroce macchietta del Nerone  petroliniano ("Grazie!", "Bravo!") o la figura di un politico capace di traghettare tra la paura e l'incertezza una regione  povera e sgarrupata del Sud Italia di 6 milioni di persone fuori dall'inferno della pandemia da Covid?

Blastare (dal verbo inglese to blast, ‘far esplodere') è il termine che si usa oggi per indicare qualcuno, lo dice la Treccani, capace di «deridere o zittire, con violenza e pubblicamente (soprattutto sui social network), solitamente da una posizione di forza, chi ha palesemente detto una sciocchezza». Vincenzo De Luca ieri in Consiglio regionale ha citato il filosofo Bacone («La stupidità non è un argomento»). Un altro filosofo più recente e che forse dovrebbe conoscere e apprezzare, Antonio Gramsci, scriveva nei Quaderni: «La tendenza a diminuire l'avversario è di per se stessa un documento dell'inferiorità di chi ne è posseduto; si tende infatti a diminuire rabbiosamente l'avversario per poter credere di esserne decisamente vittoriosi. In questa tendenza è perciò insito oscuramente un giudizio sulla propria incapacità e debolezza». Ne faccia tesoro ed eviti altre tirate sui suoi concittadini colpevoli solo di voler vivere.

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Giornalista professionista, capo servizio di Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha un podcast che si chiama "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri Il Casalese (Edizioni Cento Autori, 2011); Novantadue (Castelvecchi, 2012), Le mani nella città e L'Invisibile (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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