Foto di repertorio
in foto: Foto di repertorio

Coi principali avversarsi messi fuori gioco dagli arresti, gli investigatori si concentrano su uno dei gruppi di camorra di Napoli Est che finora era rimasto in secondo piano: gli spari contro l'abitazione del boss potrebbero rappresentare il tentativo del clan Reale di prendersi gli spazi lasciati liberi dagli arresti che hanno decimato sia gli avversari dei D'Amico sia gli alleati dei Rinaldi. Le indagini della Polizia di Stato proseguono sulla "stesa" che, nella notte tra venerdì e sabato, è stata messa a segno contro la casa di Salvatore D'Amico, detto il pirata, attualmente detenuto. Quattordici colpi di pistola, esplosi intorno alle 2 del 6 luglio.

Il gruppo guidato da D'Amico, detto dei "Gennarella", con roccaforte nel Rione Villa, è ritenuto responsabile di diversi agguati e raid intimidatori ai danni del clan Rinaldi, con cui si contende il predominio sulla zona di San Giovanni a Teduccio, a Napoli Est. La zona è quella dove, il 9 aprile scorso, fu ucciso Luigi Mignano, mentre accompagnava il nipotino a scuola insieme al figlio, rimasto anche lui ferito; per quell'agguato, in cui i sicari aprirono il fuoco contro l'automobile dove c'era il bambino accovacciato, sono stati fermati 7 presunti affiliati al clan D'Amico-Mazzarella.

Mignano era legato da vincoli di parentela al boss Ciro Rinaldi detto "My way", arrestato nel febbraio scorso. Oltre al capoclan sono di recente finiti in manette anche Sergio Grassia e Raffaele Oliviero, ritenuti elementi di spicco del clan Rinaldi. Con questi arresti la cosca si sarebbe indebolita e avrebbe lasciato spazio agli alleati dei Reale, che col raid contro l'abitazione di Salvatore D'Amico potrebbero aver provato a imporsi sulla zona che per il momento è sprovvista di punti di riferimento criminali.