in foto: Antonio Bassolino

In un libro collettaneo datato 1997, Andrea Geremicca racconta un aneddoto sulle discussioni che portarono alla candidatura di Antonio Bassolino a sindaco di Napoli. Da quel racconto deduce quanto «sia importante in politica l'elemento simbolico» e parla di un sindaco che, al pari di Maurizio Valenzi e di Achille Lauro «si è trovato sostenuto da un consenso basato più sulla realtà virtuale che su quella reale». Vale a dire sindaco in carne e ossa trascinato dal mito (in quel caso del ‘rinascimento napoletano'). E la costruzione del mito è presupposto fondamentale – secondo Geremicca – «per godere del consenso a Napoli».

La premessa si rende necessaria prima di fare un brusco balzo in avanti col tempo. Siamo nel 2017, vent'anni dopo. Al timone della città c'è Luigi De Magistris e possiamo dire che l'elemento simbolico è andato ben oltre quello delineato (e diciamolo, temuto) dal migliorista Geremicca che mai fu sulle posizioni politiche di don Antonio. Social media, informazione online, audio, video, foto. Mezzi che se usati strategicamente e nel modo giusto non solo raccontano ma possono anche distorcere pesantemente la realtà. Quel che un tempo l'opposizione politica comunicava a suon di delibere, atti, documenti, interviste oggi vale il tempo di un post sui social. Cosa è Napoli, oggi? Cosa vediamo, cosa viviamo, cosa davvero sappiamo di come è amministrata?

Manca in città un vero confronto col passato. Le esperienze di governo cittadino precedenti le attuali consiliature (2011, 2016) sono state etichettate come il male assoluto durante le avvelenate campagne elettorali.  Motivo? Lo scontro (grossolano) sulle responsabilità per l'emergenza rifiuti che funestò la Campania. Il monito gramsciano circa la svalutazione del passato che implica una giustificazione della nullità del presente si è poi ridotto ad una frase degna di Instagram, null'altro.

Rosa Russo Iervolino, il sindaco che ha preceduto De Magistris ha 81 anni, è sparita dalla politica partenopea, è tornata a Roma e lì ha diradato i suoi impegni pubblici. Resta Bassolino ed è sicuramente molto interessante il suo ruolo odierno. Dopo il tentativo di ricandidatura alle Comunali 2016 col Partito Democratico, finito male a causa di primarie gravate da pesantissime irregolarità, Bassolino ha cambiato registro. Così, a 70 anni, ha scoperto la fase 2, la trasformazione di quell'elemento simbolico immaginato da Geremicca. Parliamo di un simbolismo arricchito dal fortissimo elemento evocativo rappresentato dalla memoria.
Si stava meglio prima? Si stava meglio quando se si stava peggio? A Napoli questa non è una domanda da poco. Il partenopeo è naturalmente votato a osservare con indulgenza il passato, a digerire lentamente, sopportandolo, il presente, a distruggere rapidamente quello che fino ad un momento fa pareva un monolite.

«Nonnolino»: così i fedelissimi di De Magistris – eredi di quella sinistra che con don Antonio pure stabilì patti solidi all'epoca – apostrofa l'ex sindaco quando egli incalza sull'attuale amministrazione. Bassolino ha capito e metabolizzato, non ha smesso di parlare. Non pare offendersi e anzi, nella sua veste di nonno (lo è peraltro davvero) ha iniziato a fare esattamente l'uomo «di una certa età» che vive Napoli, gli annessi e i connessi.

Dopo un periodo di passione per Twitter, l'ex sindaco, governatore e ministro del Lavoro ha incalzato con Facebook. Le sue storielle sono quelle del cittadino comune. La dinamica è sempre la stessa: nell'azione quotidiana uno sguardo al degrado cittadino che è imperante. Il fattariello raccontato è minimo e personale, mai relazionato col passato da sindaco, mai in correlazione con un futuro amministrato da un uomo diverso dall'attuale.

Non v'è esplicita propaganda ma fotografia: è la vecchia scuola del Partito Comunista Italiano che dalle Frattocchie in poi insegnava ai dirigenti di Botteghe Oscure di far opposizione istruendo i cittadini alla consapevolezza. Sarebbero stati poi loro fare a massa critica. Almeno così si sperava.

«Uscendo dal San Carlo attraversiamo la Galleria Umberto. Un odore nauseante, un senso di abbandono e di degrado civile. Siamo nel cuore di Napoli: accanto al Teatro, a Palazzo Reale, a Piazza Plebiscito, al Maschio Angioino. La Galleria stessa è bellissima, malgrado tutto. Si faccia qualcosa, per cortesia».  9 ottobre.
«Lungomare occupato dagli abusivi, senza soluzione di continuità» 8 ottobre.
«È proprio una bella giornata di sole, come una di quelle immortalate da La Capria (auguri affettuosi per i 95 anni). Decido dunque di camminare e correre. Faccio prima le scale di Salita Villanova: sterpaglie e rovi per tutto il percorso. Eppure basterebbero due giardinieri e una giornata di lavoro. Poi vado al Virgiliano. L'impianto sportivo è sempre chiuso per mancata potatura di alberi. Pare che sia rotto il cestello. Ma al Comune devono in compenso avere sofisticati apparecchi per stabilire che i rami possono cadere solo dentro il campo sportivo precluso al pubblico e giammai nei sentieri e nei viali che restano aperti e frequentati da tanti cittadini. Poi esco e faccio via Lucrezio: un percorso di guerra, come dopo un bombardamento. Infine avanti e indietro per Coroglio. Un po' stanchino vedo un 140 (non è un miraggio, è proprio un bus) ma non ho il biglietto e dunque non lo prendo. Finalmente a casa, una doccia ristoratrice» 3 ottobre.

«È davvero fuori controllo, come già scritto in precedenti post, tutta la grande area della Stazione Centrale, di Piazza Garibaldi, delle strade adiacenti. Di giorno è piena di abusivi: parcheggiatori, autisti, ambulanti. Di sera poi è terra di nessuno. Eppure siamo nel cuore della città. È dovere di tutte le istituzioni competenti intervenire, su diversi fronti: ordine pubblico e sicurezza, welfare, decoro urbano, mobilità e viabilità. Ma è il degrado civile che bisogna soprattutto contrastare e ridurre, se vogliamo salvare questa zona fondamentale prima che sia troppo tardi: facciamo presto». 26 settembre.

«'O sindaco», come all'epoca fu chiamato negli anni Novanta, identificato al cento per cento col suo ruolo, primo eletto direttamente al Municipio con la nuova legge per i Comuni, Bassolino ora è solo un cittadino. Ma ovviamente non è un cittadino come gli altri. Ha un seguito, un carisma, ha una forte storia politica. Ha peraltro delle responsabilità che riguardano la sola sua gestione, non certo quelle attuali.

Ma dell'epoca di «Nonnolino» cosa si ricorda di buono, se non le nuove piazze aperte, la metropolitana dell'arte che iniziava le corse, le obbligazioni vendute sul mercato mondiale per acquistare finalmente nuovi autobus funzionanti? E cosa manca oggi se non la vivibilità e i trasporti?

Fa leva su questo e attrae i 40-50enni, l'ex primo cittadino di Napoli. Mentre il suo (ma lo è ancora, suo?) Partito Democratico in città non fa opposizione. Anzi, si lacera per un elefantiaco congresso provinciale che si teme partorirà il solito direttivo-topolino strangolato dai signori delle tessere e dall'ombra di Vincenzo De Luca. La partita politica che si gioca nel capoluogo è invece molto complessa e prescinde sempre più dal Pd in senso stretto.

Occorre – egli lo sa  – dissodare un terreno reso arido dalla mancanza di confronto e di riflessione sullo spazio-città, dall'appiattimento degli organi di stampa, dalla povertà intellettuale che la fuga (o la riduzione al silenzio, alla consapevolezza di Napoli come affetto privato e non palesato) dei giovani cervelli ha causato quest'ultimo decennio.

Come si fa, dunque, a svelare il doppio De Magistris, quello di lotta e di governo che esprime una opinione e il suo contrario nel giro di due post su Facebook? Bassolino ha trovato un modo velenoso ed efficace. Termina alcuni post scrivendo «De Magistris dica al sindaco di Napoli di occuparsi di questo». Definendo con chiarezza il doppio binario di Dema, la realtà (governare l'ingovernabile, ovvero una città ridotta al dissesto e isolata politicamente) e il sogno (aspirare al ruolo di riferimento politico della sinistra nel Mezzogiorno) Bassolino opera una disambiguazione che a volte è ben più di un post sui social network. Le sue considerazioni variano l'agenda setting dei giornali locali (ormai così debole e labile da esser ridotta ad un foglio di taccuino): temi come quello della vivibilità di piazza Garibaldi, ad esempio, hanno tenuto banco durante l'estate.

Nel Pd non l'hanno capito (figuriamoci). Ma altrove è diverso. L'ha capito ad esempio uno dei più navigati politici ed ex attivisti legati de Magistris, quel Pietro Rinaldi che un tempo fu tra i leader dello storico centro sociale partenopeo Officina 99 e che oggi, se solo in Italia vi fosse una sinistra più forte, siederebbe probabilmente non al Consiglio comunale ma in Parlamento o farebbe il sindaco di una grande città dell'hinterland napoletano. Rinaldi, sempre a mezzo Facebook, ha replicato duramente a Bassolino, accusandolo di aver lasciato Napoli con problemi storici. Però sono i suoi stessi commentatori a rispondergli: ma sono 7 anni che Dema governa, non è il caso di prendersi qualche responsabilità e fare autocritica?

Già, l'autocritica, liturgia un tempo fondamentale nell'organizzazione politica collettivistica e oggi cancellata dal superomismo demagistrisiano. Se ne stanno accorgendo in parte alcune realtà antagoniste che oggi scalpitano contro Palazzo San Giacomo. Sarà solo voglia di ottenere qualche posticino in plancia di comando? Lo si capirà a breve. Intanto nonno Bassolino tomo tomo, continua a mettere il dito nella piaga.