Nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma che ha portato all'arresto di 5 persone con l'operazione San Gennaro è emerso anche un tentativo di condizionare l'esito del concorso in magistratura per la figlia del faccendiere e quello per l'Arma dei Carabinieri. Il primo tentativo (ma nelle carte non risulta se effettivamente gli esaminatori siano stati corrotti) è stato fatto attraverso il gip arrestato, per il secondo è stato invece contattato un alto funzionario della Capitaneria di Porto; anche per questo secondo episodio, però, dall'ordinanza si evincono la collaborazione e la raccomandazione, ma non l'esito.

Antonio Di Dio ha contattato il gip Alberto Capuano anche per cercare un aiuto per far superare alla figlia il concorso in magistratura (esame poi superato). In diverse intercettazioni, anche con la moglie, il consigliere municipale annuncia che è tutto a posto: la ragazza avrà esaminatori favorevoli grazie all'intercessione di Capuano, sapranno già cosa chiederle e non ci saranno problemi. Lo stesso Capuano conferma in altre intercettazioni di essersi interessato in prima persona per far superare l'esame di ingresso nella magistratura della figlia di Di Dio, raccomandandola alla commissione. Dopo il superamento dell'esame, ad aprile, il consigliere va a casa del magistrato e gli porta una pastiera, del vino e una tessera per un noto stabilimento balneare di Bagnoli, il preferito dalla figlia del gip di Ischia. Va però evidenziato che, se da un lato l'accordo tra i due viene fuori dall'ordinanza, non ci sono invece per il momento riscontri dell'avvenuta compromissione dell'esame.

Della raccomandazione, risulta agli atti, era a conoscenza anche la figlia del consigliere: è lei a parlare di schede intestate ad altre persone per comunicare, in modo da aggirare eventuali intercettazioni. Perché, rileva il gip di Roma, la ragazza fa chiaramente menzione della necessità di non utilizzare il telefonino del padre, in quanto "sicuramente intercettato".

La corruzione per il concorso nei Carabinieri

Un altro caso che vede protagonista Di Dio è quello di una ragazza che sta per tentare il concorso per entrare nell'Arma dei Carabinieri. Il prezzo è di 10mila euro: 5mila prima, gli altri 5mila dopo. Antonio Di Dio viene intercettato mentre parla con un parente della ragazza, gli dice che, una volta superati i quiz, non c'è più nulla da temere: conosce lui le persone giuste. Si fa consegnare la prima tranche e poi contatta un alto funzionario della Capitaneria di Porto. Insieme, i due contattano il parente della ragazza: il funzionario lo ringrazia "per i regali di Pasqua", chiede di parlare direttamente con la ragazza e la indirizza a due sue persone di fiducia, alle quali dovrà presentarsi facendo il suo nome per vedersi spalancare tutte le porte.

In un altro episodio, è sempre Di Dio a parlare con la sorella di un detenuto e i due contrattano per la sua scarcerazione, sempre grazie a "un magistrato molto importante". Di Dio spiega alla donna che il giudice fa parte di un "potere occulto, una sorta di massoneria", che è in grado di manovrare tutto. Nelle intercettazioni è chiara la richiesta di denaro per corrompere i giudici, la donna si mostra disponibile a pagare ma di quella vicenda, però, si perdono le tracce.

Le quattro parti dell'inchiesta che ha portato all'operazione San Gennaro:

70mila euro per assolvere il pregiudicato del clan Mallardo

raccomandazioni per concorsi in magistratura e carabinieri

20mila euro per non far abbattere due edifici abusivi

Alberto Capuano, il gip che “può far ottenere tutto”