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3 Luglio 2019
10:09

Corruzione a Napoli: arrestati giudice, avvocato e imprenditore

Cinque persone sono state arrestate a Napoli con le accuse a vario titolo di corruzione e di contatti con la camorra; l’operazione è stata condotta dalla Procura di Roma ed eseguita dalla Squadra Mobile della Capitale. Tra gli indagati finiti in carcere c’è Alberto Capuano, gip della sezione di Ischia del Tribunale di Napoli, e il consigliere municipale Antonio Di Dio.
A cura di Nico Falco
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Corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione e favoreggiamento personale. Sono le accuse, a vario titolo, che hanno portato in manette, questa mattina, un giudice napoletano e altri quattro indagati, arrestati dalla Squadra Mobile di Roma nell'operazione chiamata "San Gennaro", arrivata al termine di una attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica della Capitale.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti gli indagati avrebbero anche collegamenti con la camorra napoletana, in particolare coi Mallardo di Giugliano, uno dei tre clan che compongono il vertice dell'Alleanza di Secondigliano. Sono in queste ore in corso perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei cinque indagati. L'ordinanza di applicazione della misura cautelare eseguita stamattina è stata emessa il 27 giugno.

I nomi degli arrestati per l'operazione San Gennaro

Il magistrato arrestato è Alberto Capuano, 60 anni, gip di Ischia, in servizio presso la sede distaccata del Tribunale sull'isola napoletana; per lui è stata disposta la misura in carcere. Stesso provvedimento adottato per Antonio Di Dio, 65 anni, consigliere circoscrizionale della X Municipalità di Napoli (Bagnoli-Fuorigrotta),  per l'imprenditore Valentino Cassini, 51 anni, che si occupa di commercio al dettaglio di prodotti online, e per Giuseppe Liccardo, 29 anni, pregiudicato ritenuto vicino al clan Mallardo di Giugliano in Campania; per il quinto indagato, l'avvocato Elio Bonaiuto del Foro di Napoli, 71 anni, sono invece stati disposti gli arresti domiciliari.

Corruzione in Tribunale, le fasi delle indagini

Le indagini della Procura di Roma erano partite in seguito alla denuncia di un imprenditore napoletano, che si era rivolto alle forze dell'ordine dicendo di avere avuto una offerta per evitare che due suoi edifici abusivi venissero abbattuti: 20mila euro per bloccare la pratica. Inizialmente aveva rifiutato, ma poi aveva cercato un altro contatto. A questo punto entra in gioco Antonio Di Dio, che sarà uno degli elementi cardine del resto dell'inchiesta: è lui, consigliere municipale di Bagnoli, che tramite un altro imprenditore, Valentino Cassini, ha continui contatti con il gip Alberto Capuano per condizionare i processi, spuntando assoluzioni e mirando alla restituzione di beni sequestrati a personaggi in odore di camorra.

Nelle carte c'è quello contro un pregiudicato ritenuto affiliato al clan Mallardo: la promessa è che verrà assolto. Emerge anche un tentativo di condizionamento per la vicenda fallimentare che anni fa aveva coinvolto il Magic World. Ed è sempre Antonio Di Dio che si rivolge all'amico Capuano per chiedere un aiuto per la figlia, che sta per sostenere il concorso in magistratura: anche in questo caso il gip di Ischia, vantando o millantando conoscenze nei punti giusti, assicura che tutto andrà bene; e, in effetti, la ragazza supera l'esame, anche se non ci sarebbero riscontri del condizionamento della commissione esaminatrice.

Infine, il faccendiere di Bagnoli si fa consegnare del denaro per aiutare un'altra ragazza che sta tentando il concorso nell'Arma dei Carabinieri: 10mila euro, 5mila prima e 5mila dopo. Per questa manovra le rassicurazioni alla ragazza arrivano da un alto funzionario della Capitaneria di Porto (non indagato) che, al telefono, le dice a chi rivolgersi perché tutto vada per il meglio.

Capuano e Buonaiuto già indagati per altri reati in passato

Il giudice Capuano era stato indagato già in passato ma la sua posizione venne archiviata qualche anno dopo. Gli inquirenti lo accusavano di corruzione, ritenendolo responsabile di avere agevolato i Ragosta, noti imprenditori, in cambio di favori. Il procedimento venne archiviato su proposta della Procura di Roma dal gip locale. Anche l'avvocato Elio Bonaiuto fu coinvolto in una inchiesta su un meccanismo fraudolento di salvataggio che un gruppo imprenditoriale proponeva ad aziende in difficoltà economiche.

La Municipalità, "Di Dio aveva già lasciato maggioranza di De Magistris"

Antonio Di Dio è stato eletto nel 2016 con la lista "Solo Napoli", a sostegno della candidatura del sindaco Luigi De Magistris e con capolista Raffaele Del Giudice; aveva ottenuto 377 preferenze, diventando il candidato più votato della lista e tra i più votati in assoluto. "Il consigliere fin dall'elezione era entrato a far parte del gruppo misto – scrive il presidente della X Muncipalità, Diego Civitillo – e non è parte della maggioranza avendo comunicato on nota del 21/02/2018 la sua estraneità dalla stessa. Presidente, Giunta e maggioranza prendono le distanze dalle gravi accuse mosse nei confronti del consigliere, confidiamo che quanto prima la Giustizia faccia luce su quanto accaduto".

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